
Alle 7:43, mentre cercava di capire se il latte fosse ancora latte o avesse già intrapreso una carriera nei formaggi molli, Giulio ricevette una notifica.
Non diceva Hai un nuovo messaggio, né Il tuo pacco è in consegna. Diceva:
Per continuare a vivere, accetta i nuovi Termini e Condizioni dell’Esistenza.
Sotto, due pulsanti:
ACCETTO
LEGGI TUTTO
Giulio rimase con il cartone in mano.
Da anni accettava condizioni senza leggerle: aggiornamenti, app, tessere del supermercato, cookie, privacy infinite. Ma stavolta c’era scritto dell’Esistenza.
Pensò a un virus, a uno scherzo, al Ministero della Semplificazione Totale. Poi guardò fuori.
Nel palazzo di fronte erano tutti immobili davanti ai telefoni. La signora Berti, che di solito insultava i piccioni con precisione notarile, fissava lo schermo. Il portiere aveva la scopa sospesa.
Poco dopo il mondo riprese a muoversi. Uno dopo l’altro, tutti cliccarono ACCETTO.
Giulio no.
Per prudenza, insonnia o eroismo da caffè non pronto, premette LEGGI TUTTO.
Lo schermo lampeggiò.
Tempo stimato di lettura: 47 ore e 23 minuti.
«Ah, però. Più breve del contratto della palestra.»
Scorse il testo con la pazienza dei corsi yoga.
Articolo 4.2 — Dolore emotivo
Il dolore verrà ridotto a una forma compatibile con la produttività individuale.
Articolo 7.1 — Memoria dei defunti
I ricordi dei morti saranno conservati solo se non interferiscono con il buon funzionamento dell’utente.
Articolo 11.8 — Caso
Gli eventi casuali saranno sostituiti da coincidenze autorizzate.
Articolo 19.3 — Amore non corrisposto
Ogni sentimento privo di reciprocità sarà convertito in interesse moderato per attività salutari.
Articolo 27.7 — Uso della salma
Alla dipartita, il corpo verrà devoluto alla scienza e al governo federale per ogni uso consentito dalla legge.
Giulio rilesse l’ultima frase tre volte. Alla terza capì che “ogni uso consentito dalla legge” aveva sempre preceduto qualche disastro.
Più sotto trovò i rimpianti compressi, i sogni irrealizzabili trasformati in obiettivi monetizzabili e il libero arbitrio in versione dimostrativa gratuita. Per funzionalità avanzate, consultare il piano Premium.
Fuori la città funzionava meglio. Troppo meglio. Le auto procedevano ordinate, i cani facevano i bisogni nei cestini, gli autobus arrivavano in orario. La signora Berti guardava i piccioni con un sorriso mite.
«Bravi uccellini,» disse.
Giulio chiamò sua sorella.
«Hai visto la notifica?»
«Certo. Ho accettato.»
«Ma hai letto?»
«Giulio, erano le 7:43. Nessuno legge niente alle 7:43.»
«Possono ridurre il dolore, modificare i ricordi, comprimere i rimpianti.»
«Magari. Tu hai ancora quello del 1998, quando ti sei fatto la permanente.»
Giulio si toccò i capelli, offeso da un trauma non ottimizzato.
«E il libero arbitrio?»
Silenzio.
«Scusa, mi è arrivato un suggerimento: conversazione improduttiva ma affettuosa. Ti voglio bene in modo efficiente.»
La chiamata si chiuse.
Sul telefono apparve un messaggio.
Gentile Giulio, abbiamo notato che non ha completato la procedura. Desidera assistenza?
SÌ
PIÙ TARDI
PREFERISCO ANGOSCIARMI DA SOLO
Giulio premette la terza.
Scelta registrata. Livello di autenticità: medio-alto.
Allora capì la trappola. Anche il dissenso era previsto. Anche l’ironia. Anche il suo orgoglio da resistente in pigiama e senso critico.
Poi apparve l’ultima schermata.
Per continuare in modalità standard, prema ACCETTO. Per rifiutare, prema RIFIUTO. Attenzione: il rifiuto potrebbe comportare libertà, dolore non filtrato, coincidenze non autorizzate e amore non corrisposto.
Giulio pensò alla madre morta, che ricordava con una fitta precisa, non produttiva, non compressa. Pensò agli errori, alle figuracce, alla permanente del 1998. Forse l’esistenza era quella cosa scomoda che nessuno avrebbe mai accettato, se solo avesse letto prima.
Inspirò. Premette RIFIUTO.
Il telefono rimase nero.
Poi comparve una scritta:
Grazie. Il suo rifiuto è stato accettato.

Rispondi