WEN – Scelte – Accettare – Zoe – Nicoletta Murru

Zoe non accettava quella situazione: fare le pulizie non le era mai piaciuto e casa sua non era proprio uno specchio. Eppure… si ritrovava con straccio ed aspirapolvere a lottare con sporcizia e disordine altrui. Si ostinava su un alone che non voleva andarsene. Si infastidiva per briciole che sfuggivano alla bocca impietosa dell’aspirapolvere, riemergendo trionfanti sul parquet di legno scuro. Non sopportava quelle pieghe sul letto e le stirava col palmo teso; mai lo aveva fatto in camera sua, spesso abbandonata al caos per giorni. Ora però doveva fare attenzione: riordina i giochi dei bambini, passa lo straccio, pulisci i bagni, ripassa lo straccio. Non ricordava com’era cominciata ma ricordava perché.
Lui, sempre più lontano. Assenze, squilli di telefono senza risposta. Silenziose, lunghe ore: lui in una stanza, lei nell’altra. Schiene girate nel letto. Poi era andato via. Erano stati mesi di limbo. Zoe non sapeva se fuggire o aspettare. Aveva aspettato; tornerà, si diceva. Ma era una scusa per non scappare. Non era capace di ricostruirsi la vita. Doveva, ma non riusciva ad accettarlo. Il giorno del matrimonio era stata felice, tutto sarebbe andato bene.
Una promessa è una promessa. Ma come noi, invecchiano, perdono capelli, qualche dente e alla fine, troppo consumate, muoiono. La sua era morta.
Era ceramista e si era buttata nel lavoro, che assorbiva ogni pensiero, ogni volontà. Ma la minuzia con cui modellava la creta non l’aveva usata per plasmare la vita. Si sentiva vaso storto, caraffa sbeccata, statua senza testa: cose non riparabili. Anche il lavoro andava male. Un giorno ricevette la richiesta per fare pulizie presso una famiglia con bambini.
Accettò. Ed eccoci qui.

Giornate ovattate: sospiro del piumino sui mobili, rumore dell’aspirapolvere, spruzzo dello sgrassatore sul piano della cucina. Si consolò paragonando la cura delle case al modellare, con attenzione a forma e particolari. Immaginava che in tutto dovesse esserci del buono. Ma, con la memoria al passato, si chiedeva quando avesse preso, a un bivio, la strada che l’aveva portata in un presente opaco. Dove portava l’altra via? C’erano state altre biforcazioni nella sua vita; lei aveva sempre preso il sentiero sbagliato?
Un giorno, trovò un volantino che pubblicizzava un corso di pittura ad olio. Decise di dedicare del tempo solo a sé stessa e si iscrisse. Già pratica di disegno e colore, la tecnica a olio non l’aveva mai affrontata. Lo fece con decisione. I colori cominciarono a scorrere sulle tele, piccole prima, poi più grandi: almeno qui doveva osare. I pigmenti erano fluidi, morbidi e docili. Le pennellate, carezze sul cuore, chiudevano ogni giorno di più le ferite aperte. Zoe imparò a usare una base arancione per i quadri. Le piaceva la luce calda che traspariva dalla pittura coprente. Sembrava che il sole attraversasse la tela, anche con soggetti scuri. Amava tutti i colori, ma spesso usava quelli caldi. I gialli, gli ocra,
gli aranci vibravano di giovinezza. Nei toni blu toccava l’infinito e un immenso mare tutt’uno col cielo, la sovrastava. Usando i verdi, sentiva di essere una cosa sola con la natura: poteva essere prato, rovo, albero. Le pennellate erano minuziose, delicate e attente. Per cercare un tratto più libero e meno costretto aveva provato la tecnica a spatola: impastava grandi quantità di colore sulla tela come cucchiaiate di cioccolata sul pane. Andò avanti così, mentre i fili della sua vita si riordinavano, come trama e ordito nelle tele da pittore. Le giornate si coloravano. Se era malinconica, una velatura di giallo faceva nascere un sorriso. Se la notte aveva dormito male, pennellate di rosso carminio davano la carica. Quando saliva la rabbia, pensava al blu o al verde, per calmarsi. Adesso Zoe guardava serena al passato. Non aveva smesso di fare le pulizie, ma ora togliere la polvere dai mobili era come toglierla dalla sua anima. La sua vita era una tavolozza: confusionaria e pasticciata come quella che usava per dipingere, piena di tonalità contrastanti che si combinavano in sfumature tenue o brillanti. Ogni grumo di colore uscito dal tubetto delle opportunità completava l’opera. Tutto era necessario, niente superfluo.
Anche casuali schizzi di colore, servivano a creare sorprese, giornate diverse, sorrisi inaspettati.
Zoe era tranquilla. Aveva accettato il quadro che un giorno avrebbe finito con la sua ultima pennellata. E sapeva che le sarebbe piaciuto.

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