Flora e Moana erano nate il medesimo giorno, dalla medesima madre, anche se la cosa non era stata prevista in questo modo.
I medici, durante le diverse ecografie di controllo fatte in gravidanza, avevano sempre visto un solo feto ed erano più che convinti che sarebbe nata una sola bambina.
Evidentemente una delle due, forse quella più tranquilla, era rimasta ferma in un angolino ed era stata oscurata dall’altra, cosicché nessuno si era accorto che anche lei si trovava lì.
Flora e Moana erano invece venute al mondo insieme e unite x la vita.

Crescendo, avevano sviluppato due caratteri completamente diversi, anche se Moana non si palesava quasi mai per quella che era.
Tendeva sempre a uniformarsi a Flora, cercando di apparire anche lei come una ragazza dolce, altruista, pacata e sensibile.
In privato però le cose andavano diversamente.
Flora risultava essere l’anello debole, quella succube, vittima della iperattività per niente salutare di Moana, che la spingeva quasi sempre a compiere azioni che mai avrebbe immaginato.
E dire che ci provava con tutte le sue forze a contrastarla.
Ogni volta che si rendeva conto che Moana stava esagerando, prendendo il sopravvento, cercava di essere forte e di non cedere, ma quella forzata esistenza a strettissimo contatto ventiquattro ore su ventiquattro non era certo di aiuto e alla fine non le rimaneva che arrendersi, lasciandosi trascinare in quegli infiniti deliri.
Poi, immancabilmente, Moana trovava il modo di non sembrare colpevole ed era sempre Flora a pagarne le conseguenze.
E per questo lei provava un forte risentimento; molte volte avrebbe voluto vomitarle addosso tutta le sua frustrazione e le era spesso balenata per la mente l’idea di intervenire drasticamente, rivolgendosi agli esperti del caso e questo anche se sapeva bene che un buon risultato non era certo.
Poi però pensava a quanto vi era affezionata, a come avevano sempre vissuto all’unisono e che lei e Moana erano le due metà della medesima mela e questo la convinceva a lasciar perdere.
La situazione però si fece insostenibile quando Flora conobbe Marco.
I due si frequentarono per un po’ saltuariamente, poi la cosa si fece seria.
Moana si sentì messa da parte, anche se per forza di cose era sempre presente, così tentò in ogni modo di sabotare il loro amore.
Presa da crisi di rabbia incontrollata, si ritrovava a urlare e sbatacchiare qualsiasi cosa le capitasse a tiro.
Poi, una volta ripresa in mano la situazione, si concentrava esclusivamente sul cercare di sedurre Marco, che inizialmente sembrava infastidito dalla cosa, ma poi si mostrò alquanto lusingato.
E fu proprio durante uno di quei momenti in cui Moana era la protagonista indiscussa della scena, riuscendo ad attirare su di sé tutta l’attenzione di Marco, che Flora prese la decisione più sofferta, ma, allo stesso tempo, più sensata e importante della sua vita, quella decisione che avrebbe dovuto prendere già molto tempo prima.
Approfittando di uno di quei rari momenti in cui l’altra era distratta, alzò la cornetta, digitò quel numero di telefono e prese appuntamento con quel medico.
Il giorno seguente si preparò in fretta, evitando distrazioni e cercando di ignorare Moana, che continuava a chiedere quale fosse la loro destinazione.
E non fu affatto facile; la sua voce insistente le rimbombava in testa, creando un ronzio estremamente fastidioso.
Una volta in strada, sentì l’aria fresca sulla faccia; una piacevole sensazione che le dette più che mai la certezza di star facendo la cosa giusta.
Era arrivato il momento di rispedire Moana là da dove era venuta, là dove avrebbe dovuto essere sempre stata e dove, da adesso in poi, sarebbe rimasta; sprofondata in un remoto angolo della sua anima.
di Silvia Taccagni

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