
Era rimasto senza parole, come se l’avessero bastonato nel peggiore dei modi.
Quelli l’avevano convinto a presentare la sua candidatura con due semplici argomentazioni: il loro partito avrebbe vinto comunque, ma un volto nuovo, non compromesso con la vecchia politica, avrebbe dato un ulteriore incremento di voti. Invece…
Non aveva saputo commentare la sconfitta, anche perché aveva colto, in un gruppetto di cosiddetti sostenitori, frasi che l’avevano offeso. In sintesi davano a lui la colpa di quel risultato, a lui che, secondo le loro opinioni non aveva saputo difendere i principi ai quali si ispirava il loro partito.
Ma se aveva sempre discusso e concordato i sui interventi pubblici con i più esperti e navigati! E in tutto il suo passato si era sempre comportato in modo corretto, addirittura irreprensibile! Era colpa sua o di chi si era nascosto dietro alla sua persona per rendere credibile tutto l’apparato? Ingenuo lui, sì ingenuo e incompetente di politica, succube e ora capro espiatorio.
I giornalisti! Non li voleva vedere, non sapeva come comportarsi, come nascondere la delusione, anzi la ferita che gli era stata inferta. Era fuggito dalla sala riunioni, passando dall’uscita posteriore, attraversando il cortile pieno di immondizie. Tutta la politica era immondizia e lui se ne era fatto sporcare.
Lisa, sua moglie, l’aveva accolto con affetto, con un: “Povero caro, ti hanno imbrogliato. Sapevano di non essere graditi e hanno fatto assegnamento su una persona per bene. Ma la gente, anzi il popolo non è scemo: sapeva che dietro di te c’erano dei poco di buono. Non te la prendere!”
Lisa pensava esattamente come lui, ma Non te la prendere era troppo poco: la faccia ce l’aveva messa lui. Ed era colpevole! Anche l’ingenuità in certi contesti è una colpa.
Lisa l’aveva costretto a bere una tazza di latte e l’aveva mandato a letto:
“Dormici su. Domani sarà tutto più chiaro.”
C’era poco da chiarire: era stato umiliato e sconfitto e quelli che erano altrettanto sconfitti davano la colpa a lui.
Dormire non era possibile. Aspettò che anche Lisa si fosse coricata. Quando sentì che il suo respiro si era fatto pesante, si alzò e andò a sedere sul balcone. I cuscini sulle sedie di plastica erano molto comodi.
La notte stellata era fresca, il silenzio era consolante. Si mise a guardare il cielo in cerca dell’Orsa e della Stella Polare. Non le trovava. Poi si rese conto che il balcone guardava a Sud. Ecco un altro errore oltre a quello di essersi candidato: non si poteva più fidare di se stesso, delle proprie scelte. Era un fallito, ormai.
Continuò a osservare le stelle e rintracciò la Via Lattea. Gli fece pensare che non tutto era perduto. Gli astri brillavano rilassanti sullo sfondo nero, parlavano al cuore, indicavano qualcosa, forse un futuro migliore.
Passò una macchina sulla via principale. Qualcuno come lui non dormiva. Gli augurò di raggiungere presto la sua meta.
Di nuovo silenzio, ma un silenzio vivo che faceva compagnia. Oppure erano le stelle? A un tratto aprì gli occhi e vide il chiarore dell’alba. Aveva dormito! Aveva dormito sotto le stelle! Era riposato, i pensieri fluivano freschi, liberi, positivi. Ecco cosa avrebbe detto se i giornalisti fossero venuti a intervistarlo:
In ogni competizione c’è chi vince e chi perde. Noi abbiamo perso, perciò il partito dovrà lavorare per riconquistare l’elettorato. E quando i cittadini vedranno che le promesse roboanti dei nostri avversari sono irrealizzabili torneranno a noi che non promettiamo di staccare le stelle dal cielo per convertirle in denaro sonante, ma ci occupiamo di problemi reali, forse più modesti, però risolvibili.
Non si sarebbe più occupato di politica attiva, ma questo non era importante. Non avrebbe detto male di nessuno dei colleghi. Eleganza del silenzio, glielo aveva insegnato la notte stellata.
Appoggiò bene la schiena al cuscino, allungò le gambe e decise di dormire ancora un’oretta o due. Sconfitto, ma non distrutto, merito delle stelle.
Terza Agnoletti

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