WEN – SCONFITTA – Interno cucina – Max Bradano

Avrei dovuto capirlo dal minore slancio con cui affrontavo la rampa Massaciuccoli, che ripida e lunga porta su, a Via Pusiano. Uscito dalla metro a piazza Annibaliano, prendevo la rincorsa per avere energia e ritmo fino all’ultimo scalino. Ma da un po’ di tempo il fiato si esauriva sempre qualche gradino prima e dovevo fermarmi per l’affanno. E dinanzi a me restava un tratto di scala ogni volta più lungo.

 Avrei dovuto capirlo che più del corpo era l’amore che perdeva slancio. Fui ricevuto come sempre nell’ampio vano soggiorno con cucina annessa, in un’afosa e deserta mattinata romana d’agosto. Dall’apertura sulla terrazza entravano tagli di luce alla Hopper. Anche lei era tornata in città solo per l’incontro. Tutto era rimasto come la volta precedente e vidi subito che sul tavolo di laminato di ciliegio giaceva “La voce a te dovuta” di Pedro Salinas che una settimana prima le avevo regalato e che io stesso avevo poggiato sul tavolo nell’identica posizione in cui era oggi. Identica, credetemi. Non l’aveva nemmeno toccato. «Sai, io la poesia… non tanto la preferisco…».

   Poi facemmo sesso, sul letto, sotto la doccia e ancora sul divano. Mai tanto a lungo, mai con tanta frenesia e ostinazione. In cerca vana dell’amore e della poesia che un tempo sbocciavano da soli e senza sforzo. E io non riuscivo a liberarmi dell’immagine di quel libro abbandonato sul tavolo con indifferenza e ostentazione e dei versi stampati sulla copertina: E sto abbracciato a te / Senza guardare e senza toccarti. / Non debba mai scoprire / Con domande, con carezze, / quella solitudine immensa / d’amarti solo io.

Max Bradano

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