
Portiamo ancora l’uniforme estiva, come fossimo in pianura.
“Divise uguali per tutti, dalle Alpi alle Piramidi”, sogghigna il maresciallo Battisti.
“Sempre a fare il poeta”, lo rimbecca il vecchio appuntato Sanna, che poi mi dà un benvenuto fiacco.
“Tenente, qua ormai serviamo a poco, ma meno serviamo e più resistiamo, siamo immortali.”
Mi allunga la fascia azzurra da ufficiale di giornata e riporta la consegna sul registro di carico; quando la restituirò ne darà conto su quello di discarico.
Immortali non so, di sicuro grotteschi.
Da ieri sono anch’io parte del CIVIL, Corpo interprovinciale di vigilanza in liquidazione: ma io, grottesco, non lo sono né lo diventerò.
Finché non viene soppresso, il Corpo deve esistere al meglio, e io intendo servirlo con disciplina e onore.
Per ora taccio, ma prese le misure darò una regolata a questi panzoni spiaggiati.
Infilo la fascia e vado al cesso, lì c’è uno specchio, sebbene ossidato.
Sono figo, l’azzurro mi dona, come il berretto con la visiera inclinata, al posto di quella d’ordinanza da tranviere.
Presenzio alla mensa, lo stufato non è male, le verdure cotte senz’altro accettabili.
Eleverò la caserma almeno all’altezza della sua cucina.
Assegno i cambi di guardia e ammonisco i soldati di turno: chiedete la parola d’ordine a chiunque si avvicini, compreso l’ufficiale di giornata.
Opto per l’inglese, anche il CIVIL può essere smart.
Ho i piedi freddi, con la sera è sceso il gelo.
Battisti mi spiega i comandi della sbarra di accesso e aggiunge che il giro di perlustrazione non è obbligatorio, anzi è caduto in disuso.
Il maresciallo la sa lunga, meglio, almeno per ora, tenerselo buono.
Perciò rispondo conciliante, “vorrà dire che controllerò solo Grossi, di sentinella all’armeria”.
Lui fa spallucce e rientra al caldo, Sanna ha acceso la stufetta elettrica.
Inizio il giro ripetendo a memoria la procedura di verifica delle postazioni di sorveglianza.
Ma quando mi figuro l’intimazione parola d’ordine!, realizzo che non la ricordo di preciso.
Era catch the fish o catch a fish?
Il faccione di Battisti compare dietro la finestra, sembra mi stia osservando, quindi non posso fare altro che proseguire.
Mantengo il passo marziale, so che dalle camerate mi sbirciano, curiosi del nuovo tenente.
L’armeria si avvicina velocemente, insieme al rischio di una figura di merda al mio primo servizio notturno.
Disciplina e onore, mi ripeto, però sudo freddo.
Scorgo dapprima la sua testa in movimento, come a seguire un ritmo, poi lo stesso per le spalle e la schiena.
Sono in apnea.
Adesso si mette ad ancheggiare e ruota la mitraglietta per aria, come in una specie di coreografia.
Per ultime intravedo le cuffiette del walkman.
Respiro e urlo felice, a squarciagola.
“Grossiii, stia punitooo!”
Lui sobbalza, si gira spaventato, e parte il colpo.
Ernrico Marinaro

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