
Sgrot si allontana dalla capanna, come ogni mattina, alla ricerca di erbe.
Sente i piedi che affondano nell’erba bagnata. Solo per questo vale la pena di essersi alzata all’alba, di essersi strappata all’abbraccio tiepido del suo bambino. Più tardi farà troppo caldo, si asciugheranno le foglie e la terra.
Oggi cercherà bulbi, pregni di odori piccanti, per curare i vermi che infestano il villaggio.
Raggiunge il posto delle raccolte ma la terra è già smossa, qualcuno è arrivato prima di lei. Forse il cinghiale che grufola, ghiotto di tutto ciò che sta nascosto sotto le zolle.
Sgrot raspa con un legno che ha appuntito al fuoco. Ecco una testa di aglio, poi un’altra ancora. Per fortuna le hanno lasciato qualcosa: gli animali lo sanno che lei arriverà.
Qualcosa spunta laggiù di un colore diverso. Si avvicina in preda alla curiosità e la sua mente si arrovella intorno a pensieri e domande: ha già visto prima qualcosa di simile? dove? quando? e se fosse un animale che morde, che punge, che sbuca fuori all’improvviso e le si avventa contro?
Ormai è vicina, dà un colpo secco con il punteruolo. Un oggetto è balzato fuori, le è caduto vicino ai piedi.
Non è vivo, è un pezzo di argilla secca, lo raccoglie, lo ripulisce. Sembra… una donna quando si gonfia con un bambino dentro. Ma chi ce l’ha messa là sotto?
Subito pensa a Urg! Lo vede sempre giocare con la terra bagnata, maneggiare tutto quello che trova; le sue dita hanno una vita tutta loro, mosse da una forza che viene dagli occhi. Urg genera dalla creta uccelli e caprioli, serpenti e bufali con il fuoco del pensiero. È la terra stessa che pare sgusciare fuori dalle sue mani prendendo forma.
Eccolo, proprio lui le viene incontro, con il sorriso le sta dicendo: l’hai trovata, finalmente! Solo tu puoi capire e mantenere un segreto.
È bella questa madre, capace di generare non solo un piccolo uomo ma tutti gli uomini, tutti gli animali, tutte le piante. È come se contenesse la terra, l’acqua, il cielo, e li proteggesse con le braccia sottili appoggiate sui seni gonfi di latte, che potranno sfamare e dissetare ogni creatura. È come se volesse contenere l’universo intero.
Urg ride felice quando ha visto la meraviglia meglio occhi di Sgrot. Non diranno che l’ha fatta lui ma che è emersa dalle zolle, che si è lasciata trovare, un dono per la sua gente.
Stasera porteranno la figurina al centro del villaggio, la esporranno alla benedizione del fuoco, innalzeranno urli e richiami, la onoreranno come avesse un’anima capace di proteggere e consolare. Quando avranno le parole per dirlo, la chiameranno dea, genitrice, madre natura.
Caterina Perrone

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