WEN – SCULTURA – Il tramonto a primavera – Antonella Ghiglione

C’era una volta una cipolla rossa che non piaceva a nessuno, il suo aroma era troppo pungente e a qualcuno disturbava il naso.

Ad altri invece il rosso della sua buccia sembrava troppo sgargiante:

“Un simile colore proprio non lo si può guardare!”

dicevano, arricciando il naso

“Se il suo sapore è come la buccia, te lo immagini, come può essere?”

dicevano ancora.

E così la povera cipolla si sentiva sola, esclusa, non voluta da nessuno.

La cipolla doveva comunque affrontare l’inverno e cercare di sopravvivere al

freddo.

“Se finissi in pentola almeno servirei a qualcosa”

pensava

“Qualcuno gusterebbe una zuppa o un sugo insaporiti dal mio prezioso aroma e la mia vita avrebbe un senso, morirei fieramente, per una buona causa!”.

I suoi giorni trascorrevano tristemente e lei si sentiva persa, annaspava tra le foglie dell’orto cercando di trovare un po ‘ di respiro. 

Ma l’inverno passò e lei era ancora viva, era sopravvissuta intatta al freddo, alla pioggia ed alla neve, e non era ammuffita neanche un po ‘, al contrario il rosso della sua buccia si era fatto più sgargiante ed il suo aroma era diventato più pungente.

Questo era un fatto davvero eccezionale!

Le cipolle infatti in inverno appassiscono.

Se nessuno le mangia, diventano concime per una nuova coltura, esse muoiono affinché possano nascere nuove cipolle, che impreziosiranno nuove pietanze, gustate da nuovi commensali.

Ma quella cipolla rossa, che nessuno voleva, era rimasta brillante e bella, non era invecchiata neanche un po ‘, non era ammuffita e non si era irrancidita.

Il gelo dell’inverno era come se le avesse dato nuova vita, come se l’avesse rinvigorita anziché abbatterla, e lei era sopravvissuta, triste e spaesata, con un senso di vuoto nel cuore, che neanche si può immaginare e che la annientava.

Un pomeriggio di primavera, uno dei primi con il sole che splendeva alto e luminoso, dopo che la terra era rinata e la natura intera cantava la bellezza della vita, la cipolla si ritrovò ad essere accarezzata dalla luce del sole al tramonto.

Il rosso della sua buccia in quel momento assunse una tonalità eccezionale e si confuse con il cielo tremolante, creando un bagliore bellissimo, un riverbero strano e ammaliante.

Era un effetto unico, mai visto prima, che in molti si ritrovarono a contemplare ammirati.

Ben presto si diffuse la voce di quello straordinario tramonto ed uno scultore in cerca di fama volle conoscere la cipolla che aveva contribuito a renderlo così speciale.

Lo scultore rimase stupito dalla bellezza del rosso della sua buccia, che lei indossava con tale modestia e timore.

Si stupì che esistesse ancora qualcuno così umile da non pavoneggiarsi della propria bellezza e si sentì rincuorato.

“Per il mondo c’è ancora speranza!”

pensò

“Se c’è ancora chi è così umile, se c’è ancora chi è così puro!”.

Lo scultore decise di riprodurre un tramonto, splendido e magnifico come quello di cui tanto si parlava, e chiese alla cipolla di fargli da modella.

Dopotutto era anche grazie a lei che tale prodigio si era potuto verificare!

La cipolla accettò felice e un po ‘  timorosa.

Quella d’altronde era la sua natura, lei aveva imparato l’umiltà dalla vita e dalle dure lezioni che essa le aveva impartito.

Pian piano lo scultore, con le sue sapienti mani d’artista, scolpì le foglie del prato, le modellò una ad una, poi scolpì i raggi del sole, che cadevano obliqui sul prato.

Infine lo scultore scolpì la cipolla, la volle tenere per ultima, perché era la parte più difficile, la modellò con

amore e riverenza perché essa gli aveva insegnato l’importanza delle cose umili

e nascoste.

Il risultato fu un vero prodigio, la scultura era bellissima!

Fu così che una scultura bellissima, un plastico che riproduceva  un campo al tramonto in primavera, venne esposta nella biblioteca di un’importante università.

Lo scultore superò se stesso e scolpì un capolavoro:

il verde del prato era smagliante, l’erba era come se la si potesse toccare e i raggi del sole era come sentirli sulla pelle.

Ma la cipolla scolpita era la parte più bella, essa era così bella che sembrava una rosa.

Ogni foglia della sua buccia assumeva una diversa sfumatura di rosso, mentre rifletteva la luce del sole, creando l’estasi, creando la magia.

Si notava, guardandola, quanto fosse bella e si capiva perché il sole l’avesse accarezzata con il suo sguardo.

Ben presto gli studenti presero l’abitudine di andare ad osservare quella scultura ogni volta che potevano, così facevano anche molte altre persone, che si trovavano a passare di lì, per caso forse ma non proprio.

E tutti, ogni volta che contemplavano quel campo al tramonto, accarezzato dalla luce del sole, e la cipolla, con il suo rosso ardente, rimanevano incantati dalla bellezza della vita.

Tutto questo era successo perché un giorno il sole al tramonto volle accarezzare con lo sguardo quella cipolla e poi lo scultore, con le sue mani d’artista, volle scolpirla, mostrando a tutti che ogni cosa è bella e ha un valore ed è utile, anche una cipolla rossa della cui bellezza nessuno prima si era accorto.

Antonella Ghiglione

Una risposta a “WEN – SCULTURA – Il tramonto a primavera – Antonella Ghiglione”

  1. Avatar Beltrandi Milena
    Beltrandi Milena

    Che carina, dar lustro alla cara cipolla! Sarà per via delle mie origini emiliane, ma adoro le cipolle, proprio per la loro buccia dai colori smaglianti. Da noi usano più le cipolle dorate, ma quelle rosse della Toscana son fantastiche.?Bello, bello.

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