WEN – SFIDA – Fetonte – MITI – Miriam Ticci

Vai, Eòo, vai, bello, al galoppo, l’aurora è tua, di nome e di fatto…corri coi tuoi tre fratelli sulla via lastricata d’oro!

Fetonte, ragazzo mio, non incitare troppo la quadriga o ne perderai il controllo! Maledetto me, che te l’ho lasciata guidare al posto mio! Una promessa è una promessa, ma…se è in gioco la vita d’un figlio…maledetto me!

Tranquillo padre, seguirò la strada d’oro passo passo, porterò come tu fai ogni giorno il carro del sole attraverso il cielo e sarà…bellissimo!

Ai bordi del viale d’oro le Pleiadi, ninfe dell’aria, in gruppo, fanno da cheerleaders, scuotendo a destra e a manca i loro pon-pon e sbrodolando assurde filastrocche:

Piroide è il più pazzoide, Flegone è con Etone, Eòo lui tutto può, Heliòs non si disperi, Fetón muscoli veri, Fetón ne tien di conto, tutti insieme al tramonto!

In disparte una vecchia dagli occhi di cielo, quando sereno lucente è il cielo, guarda Fetonte, che rallenta e le si accosta:

Tieni, ragazzo, è un oggetto biotico che influenza organismi viventi e processi vitali; mettilo al polso, ti aiuterà nei momenti difficili…se ne avrai bisogno”.

Il tempo di osservare il legno d’olivo e l’electrum del bracciale, che docilmente s’adatta al polso… Fetonte alza lo sguardo e…la vecchia è scomparsa!

Ohh, ohhh, issa issa cavalli del Sole!” La quadriga procede sul viale lastricato d’oro e con l’inerpicarsi sempre più impegnativo della via cresce la potenza di traino dei destrieri, che, però, sentono l’auriga più leggero e meno sicuro del solito. Il carro sobbalza, nave vuota in balìa d’onde in tempesta; i quattro purosangue si scatenano, lasciano la pista usuale e con un sussulto occupano  l’eclittica dello Zodiaco, il percorso apparente che il Sole compie in un anno rispetto allo sfondo della sfera celeste. Lì c’è un punto, ove lo Scorpione incurva le sue chele in due archi e dalla coda alle branche stende le sue membra per lo spazio di due costellazioni; Fetonte davanti alla bestia la guarda impietrito: il corpo scaglioso è matido di nero veleno, la coda un ampio arco oscillante nell’etere e la punta, stillante gocce tossiche verde-fiele, è lassù in alto in attesa di dove e quando abbattersi e trafiggere l’intruso, che troppo ha osato.

Fetonte sgomento allenta ancor più le briglie e i cavalli trascinano il carro per luoghi sperduti dell’etere. La stella Polare, sentito l’inusuale calore solare, si guarda intorno stupita e invano cerca d’immergersi nell’Oceano a lei precluso; la Luna attonita si vede passar sotto i piedi al galoppo i destrieri del fratello, mai così in basso, e Gea, la Terra, chiede a Venere una crema emoliente per lenire le scottature sul volto provocate dalla sconsiderata guida del nuovo auriga del Sole; fu allora –si narra- che là, alle sorgenti del Nilo, gli Etiopi acquisirono il bel colore brunito della loro pelle.

Zeus, dall’alto dei cieli, appronta i fulmini e attende fósco gli eventi.

Intanto il figlio del Sole vede luccicare al proprio polso destro il bracciale di legno e di electrum, vi è inciso un nome, ricorda  le parole della donatrice e comanda “????? Alexa, riportaci sulla via dorata del Sole! Lo puoi?

Ma ovviamente, Fetonte; sono un oggetto biotico di ultima generazione –risponde la  navigatrice spaziale- e posso controllare la mente di stupide bestie a quattro zampe come i tuoi cavalli. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando i prodotti biotici governavano la vita di un solo essere vivente, come il purpureo capello di Niso strappatogli dalla scriteriata teen-ager Scilla, o il fatale ceppo di legno, bruciato dalla madre di Meleagro insieme alla vita del figlio; gli articoli biotici di ultima generazione come me manipolano molteplici soggetti, controllandone il pensiero e l’agire. Guardami in azione e vedrai.”

I quattro destrieri nitriscono ed ecco che docilmente si rimettono sulla corretta via, raggiungendo nel tempo stabilito lo zenith e proseguendo poi lungo il viale del Sole in discesa.

????? Alexa, sei preziosa!” pensa con un sospiro di sollievo Fetonte e, finalmente tranquillo, volge lo sguardo al panorama d’intorno.

E vede la Terra, con la Luna e altri pianeti, inanellar carole intorno al sole (“Le cose, viste dalla Terra, sembrano accadere al contrario” riflette stupito); e ancora s’accorge, Fetonte,  che l’intero sistema solare, con la sua stella, si muove all’unisono verso il centro della via Lattea, la quale anch’essa danza in mutua attrazione gravitazionale con le altre galassie: Andromeda, l’antichissima Jades e molte ancora, chi a forma spirale, chi ellittica…

Corpi, sistemi stellari fluttuanti nell’inane in perfetto equilibrio d’attrazione reciproca pur nella loro mutevolezza continua…e io qui con loro…” E Fetonte è travolto da un’immensa gioia e si sente un tutt’uno con ciò che lo circonda, come se anima e corpo suoi si stessero stendendo espandendo esplodendo all’infinito ad abbracciare tutto ciò che è Vita; la sua identità dolcemente s’annichilisce nel sublime dei meccanismi del cosmo, eppure egli è ancora, contemporaneamente, se stesso, Fetonte!

Il nastro dorato, ecco, si tuffa nell’acque dell’Oceano col giovane auriga, i cavalli e il carro del Sole, per riemergere di lì a poco a riveder il palazzo del dio ?????? Helios.

Il padre con la madre Clìmene, regina degli Etiopi, riabbraccia il figlio, tornato sano e salvo all’ovile; le Pleiadi, cheerleaders coi loro pon-pon, sbrodolano sciocche filastrocche e numerosi ospiti festeggiano Fetonte, primo tra tutti Zeus, felice di aver riposto i micidiali fulmini in cassaforte.

Figlio, questa è Athena –dice il dio Sole- è la dèa della Sapienza e della Tecnica e vuole conoscerti”. Fetonte si ferma sorpreso davanti a quegli occhi:

Occhi di cielo, quando sereno lucente è il cielo” pensa il giovane e chiede:

Ci conosciamo?

Può darsi, ma dimmi…che te ne pare di questa tua esperienza?

Non sono più quello di prima…altri pensieri mi balenano in mente… ho sperimentato che la conoscenza umana è relativa al proprio punto di vista, quindi è soggettiva. Allora, mi sono chiesto, come può essere studiata oggettivamente la natura delle cose?” La dea guarda incuriosita Fetonte e gli chiede:

E la tua risposta qual è?” e il figlio di ?????? Helios:

Allo scienziato occorre osservare i fenomeni naturali, misurarli e analizzarli tramite un paradigma, che lo aiuti a capire le leggi di natura e i loro effetti…” Athena lo interrompe:

E questo paradigma sarà immutabile?

“No, esso sarà temporaneo, mai avrà valore assoluto, quindi verrà sostituito volta volta da un altro paradigma elaborato da altri studiosi, più consono a sciogliere le nuove questioni scientifiche evidenziate, poiché la scienza per sua stessa natura dovrà avanzare anche grazie ai conflitti teorici che proprio lei sarà in grado di provocare lungo il cammino”.

È un’umile e sensata definizione di scienza, dal punto di vista umano, questa;” interloquisce Pallade“tu mi stai dicendo che dalla tua sfida personale di auriga del Sole hai concluso che per gli uomini anche la scienza deve essere una metodica corsa a ostacoli infinita e che è dinamica, esattamente come l’oggetto da essa studiato, il cosmo. In molte civiltà umane, però, i “sapienti” combatteranno questa idea e chi la sostiene, fino alla morte. C’è altro?

 “ –risponde Fetonte- Ho pensato anche che la tecnica può esser di grande aiuto per l’uomo, ma che  in talune situazioni e con taluni soggetti essa è capace anche di manipolarlo e tanto più può farlo quanto più egli è lasciato nell’ignoranza.” E la dèa:

Certo, l’ignoranza è e sarà la bestia nera dell’umanità, come per te lo è stato lo scorpione, e quanto più l’intelletto aiuta l’uomo a conoscere e capire la natura delle cose tanto meno quest’ultimo sarà manovrabile e manovrato da forze esterne.

Ma, stando lassù nell’alto dei cieli in sicurezza, – aggiunge Fetonte- ho sperimentato anche un altro tipo di conoscenza: l’uomo, oltre che con l’intelletto, conosce anche col cuore: è col sentimento e l’intuito che io ho colto e apprezzato la bellezza, l’armonia, il sublime dell’universo!” e Athena con un mezzo sorriso:

E prezioso è in voi umani questo miscuglio di ragione intelletto e sentimento… ma… quanto difficile a dosare!

MITI – Miriam Ticci

Rispondi