WEN – SFIDA – Il duellante immortale – Carlo Menzinger

Dopo aver lasciato l’esercito vittorioso ad Appomattox Court House il 9 aprile1865, Lazzaro si diresse a Springfield dove, sotto nuovo nome, cominciò a farsi una certa fama come giocatore di carte nei saloon della cittadina.

Un giorno sedeva al tavolo con Wild Bill Hickok, che aveva da pochi giorni liquidato Dave Tutt nel più spettacolare duello della storia del West per un litigio nato a causa dell’orologio che gli aveva vinto al gioco. Le battute fra i giocatori erano continue, un po’ per tagliare la tensione, un po’ nella speranza di spezzare la concentrazione degli avversari. Una parola tirò l’altra e Lazzaro diede il suo contributo.

«Ti ho chiesto che ore sono, Hickok,» rimarcò uno dei giocatori.

«Forse non ti risponde perché deve aver dimenticato l’orologio nel fondo di una bara,» lo sbeffeggiò Lazzaro, suscitando l’immediata reazione di Wild Bill Hickok.

«Straniero, vuoi andare a cercarlo per me al cimitero?» lo rimbeccò quello, lisciandosi i lunghi baffi.

Lazzaro, già pregustando gli sviluppi della vicenda, rise. Wild Bill reagì rovesciando il tavolo e facendo volare le carte. «Devo farti fuori subito?» ringhiò.

«Mi dicono che sei bravo con la tua colt. Mi piacerebbe vederlo. Io credo sia solo una leggenda.»

«Una leggenda? Io sono una leggenda! Vieni fuori e vedrai, straniero!» rispose Wild Bill.

«Ci vediamo a Market Square. Credo sia un posto che conosci.»

I due si fronteggiarono in mezzo alla stessa piazza in cui era morto Dave Tutt. Stavolta c’era persino più gente e si cominciavano già a raccogliere scommesse.

Appostati a 60 iarde, i due si scrutavano. Hickok aveva avuto la meglio su Tutt per la calma con cui aveva preso la mira, ma Lazzaro non aveva nessuna fretta e non provò neppure a sparare per primo, non così Hickok, il cui proiettile pareva muoversi al rallentatore. Allora anche Lazzaro sparò, quindi si scansò.

Ogni azione sembrava come lentissima, sospesa. Nonostante Hickok avesse preso bene la mira, mancò il Risorto e anche quest’ultimo non colpì il bersaglio. Hickok, stupito, esitò quel tanto da lasciare a Lazzaro il tempo di sparare di nuovo, ma quest’ultimo decise di non farlo. Hickok si riprese e premette il grilletto della sua colt navy. Questa volta Lazzaro non si mosse e attese il secondo colpo, che lo prese in pieno petto. Vacillò ma non cadde, prese la mira e sparò, colpendo Wild Bill alla spalla sinistra. Il ragazzo ringhiò di dolore e fece fuoco. Il suo terzo proiettile sfrecciò a oltre 200 metri al secondo verso il Risorto. Con la spalla ferita sentiva tutto il chilo abbondante dell’arma nella mano, ma il suo fu un buon tiro e centrò di nuovo Lazzaro.

Con due colpi così un altro uomo sarebbe già stato a terra, ma l’Eterno era quello che era.

Wild Bill lo fissò sbigottito mentre il terzo proiettile di Lazzaro gli sfiorava un orecchio.

La folla assisteva ammutolita a quell’assurdo duello.

Sorreggendo la sua trentasei millimetri con entrambe le mani il ragazzo sparò una quarta volta, ma la vista gli si stava offuscando e mancò clamorosamente lo straniero, che non sparò. Avevano entrambi revolver a sei camere e ci voleva tempo per ricaricarli. Wild Bill si deterse il sudore e puntò con calma. Colpì Lazzaro in fronte con il quinto proiettile. Il Risorto fu sbattuto all’indietro e cadde a terra… morto. Il brusio della folla esplose. Wild Bill si accasciò in ginocchio, stremato. Rimase così per circa cinque secondi, avvertendo tutto il dolore della ferita che l’adrenalina aveva tenuto sotto controllo.

Tanto bastò a Lazzaro per risorgere, alzarsi e sollevare il suo revolver. La folla rumoreggiò di nuovo, allibita. Wild Bill alzò lo sguardo e si vide l’arma puntata contro. Fece quello che non aveva fatto con Tutt: preso dal panico sparò il sesto e ultimo proiettile mentre il quinto di Lazzaro lo colpiva al braccio destro. Il proiettile di Hickok si perse nell’aria, Lazzaro mirò ancora e lo colpì in fronte, finendolo.

da “L’Eterno e la Stella Vagante” di Carlo Menzinger di Preussenthal

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