WEN – SFIDA – La torta di mele – Manna Parsì

La mia famiglia trascorreva trecentosessantacinque giorni all’anno tra litigi, urla, pianti e qualche piccola gioia. Il culmine si manifestava quando mio nonno ordinava alle sue tre nuore di preparare una torta di mele per il capodanno persiano, che cade il primo giorno di primavera.

In quel periodo al nonno partiva l’embolo di far sfidare le cognate tra di loro per una banalissima torta di mele. E ci riusciva benissimo. A dire il vero le cognate erano già in contrasto tra di loro per  diversi motivi ma il desiderio del nonno di mangiare la torta migliore peggiorava la situazione. Un mese prima del capodanno le cognate non parlavano tra di loro e la nonna  prendeva ogni tanto parte dell’una o dell’altra oppure le mortificava perché le considerava buone a nulla.  Lei era la regina madre della cucina persiana e tale doveva rimanere.    

A quei tempi io e i miei cugini eravamo piccoli spettatori innocenti e partecipavamo a questa sfida ansiosi e, ovviamente, ognuno prendeva la parte della proprio madre.

   Al nonno piaceva la torta di mele con le spezie ma dosate al punto giusto. Il sapore della cannella non doveva coprire il gusto della mela, la crema doveva essere leggerissima perché lui aveva la digestione lenta e tante altre piccole cose che ora non ricordo. Quello che comandava il nonno diventava subito decalogo, ripetuto dalla nonna fino alla nausea. “A mio marito la crema pasticcera troppo densa non piace, ricordatevi”. 

Il primo marzo lui dava via alla sfida più crudele, anche perché durante l’anno i telefoni tra le cognate bruciavano contro la nonna o tra di loro. Un anello, una collana, una macchina nuova, un viaggio costoso diventava oggetto di discussione. E gli uomini solo guardavano. “Cose da femmine, figli miei”, diceva il nonno indifferente, sfogliando il giornale davanti alla tv.

Durante quel periodo mia mamma ci proibiva di rispondere al telefono se erano le cognate o la nonna. Aveva addirittura preso l’attestato di  fast pastry dal maestro di pasticcieria Yoosuf, molto in voga a quei tempi.  Zia Suri, che aveva vissuto per qualche anno negli Stati Uniti, preparava l’apple pie molto meglio degli americani, mentre zia Zara,  che viveva in Austria e tornava per il capodanno, pasticciava lo strudel migliore  d’Europa.  E la nonna, gelosa, si stropicciava il naso.

Ovviamente tutte le zie avevano la ricetta con gli ingredienti segreti e l’avrebbero portata nella tomba per non passarla alle altre. E il nonno rideva: “Avete l’argento vivo addosso, voi donne”. E la nonna sbuffava. 

Il giorno di capodanno tutta la famiglia si riuniva a casa dei nonni. La nonna preparava il piatto tradizionale, pesce bianco con riso alle erbe, e le nuore portavano il resto compreso la famosa torta.  Il nonno rideva e la nonna si stropicciava il naso.

 Mi ricordo che un capodanno il nonno non stava bene di salute ma comunque volle la torta di mele. Noi nipoti ormai cresciuti non ne potevamo più di questa tradizione del nonno e ancora di più ci dava noia il rito dell’assaggiare le torte per votare la migliore. Alla fine, dopo tanti anni, sembravano tutte uguali. Ma quell’anno era diverso perché il nonno non stava bene e secondo la nonna più di altre volte aveva bisogno di attenzione. Mio padre scuoteva la testa con dispiacere e ripeteva alla mamma di mettercela tutta per rendere il padre felice almeno per un po’.

Quel giorno il nonno era già a tavola, con una forte tosse. “Oggi voglio assaggiare solo la torta delle mie nuore”, disse con scherno. A nulla servì il consiglio dei figli di mangiare solo un po’ di brodo.

Il primo boccone andò giù liscio, il secondo più o meno, al terzo il nonno cominciò a tossire e il boccone gli andò di traverso e gli impediva di respirare. Non servì neanche la manovra Heimlich fatta con maestria da zia Suri. Chiamammo di corsa il medico. La nonna si agitava e svolazzava intorno al marito come un uccellino. Quando arrivò l’ambulanza ormai era tardi. Il nonno aveva smesso di respirare. Mentre lo portavano via la nonna con lacrime agli occhi fece un gran respiro e sorridendo rivolta alle nuore disse: “Brave ragazze, avete vinto tutte tre”.    

Manna Parsì

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