«Ma come??!» esclama Arturo al culmine della rabbia. «Non è giusto!!».
Lacrime di furia infantile rigano il suo volto di decenne. Gli è appena stato comunicato, da sua madre, che quell’anno in paese non ci saranno i tradizionali fuochi artificiali. La voce circolava già da qualche giorno, ma il bambino non ci voleva credere. Era troppo grossa. La causa è molto semplice: l’estate è stata incredibilmente secca e i campi arsi dal sole sarebbero troppo a rischio di incendio. La proloco e l’amministrazione hanno deciso così, non c’è nulla da fare, anzi è una decisione molto saggia. Già varie zone della Toscana bruciano in questo 2022 di siccità, caldo come non mai a memoria d’uomo.
Arturo è solito passare l’estate dai nonni, in campagna, nel piccolo paese di ***. I genitori salgono su dalla città nel fine settimana. Loro devono lavorare e invidiano il figliolo che può passare tre mesi in aperta campagna. Arturo invece si annoia: è un bambino diverso, non lega con gli altri pochi bambini del paesino, passa le giornate leggendo fumetti e navigando su internet col suo tablet, nel parco giochi o sulle panchine in piazza, aspettando di essere chiamato per pranzo o per cena. Nel pomeriggio va a prendersi un gelato all’alimentari, per il resto fa poco o niente.
Ma a ferragosto ci sono i fuochi! È il momento più atteso. Arturo ne è attratto come una falena dalla luce dei lampioni del paese, sotto i quali brulicano insetti volanti di ogni specie. È l’unico evento degno di essere atteso dall’estate a ***, tutto il resto è noia. Quest’anno invece niente fuochi, e Arturo è a dir poco sgomento e infuriato. Inutile dare la colpa al surriscaldamento globale, alle stazioni impazzite: ogni giustificazione, per quanto razionale, non regge davanti alla delusione e all’ira di un bambino di dieci anni che in fondo chiede così poco alla vita. Non è giusto e basta, non importa di chi o di cosa sia la colpa. I grandi hanno deciso di togliergli quell’unico divertimento e adesso lui si sente ribollire. Esce di casa sbattendo la porta e s’incammina verso i campi, mani in tasca.
I piedi lo portano in automatico al suo rifugio: una piccola radura non molto distante dal paese, a cui si arriva per un sentierino pieno di erbacce che conosce solo lui. L’odore pungente della salvia selvatica e del timo lo accompagnano insieme a un nugolo di mosche e vari insetti, nella calura del primo pomeriggio. Non c’è nessuno a giro. Gli unici rumori che si sentono oltre al ronzio degli insetti sono il frinire delle cicale e il fruscio intermittente del vento tra le fronde.
Arrivato al Rifugio si siede su un masso, sotto un castagno, e rimane fermo ad osservare il paesaggio immerso nel sole. Sente il suo cuore battere all’impazzata, mentre il sudore gli cola sugli occhi e sulle labbra. Lì vicino scorre un ruscello, nell’ombra fresca, ma il suono gentile non basta ad acquietarlo. Più avanti c’è l’accampamento scout, con ragazzi di città come lui che vengono a provare la vita selvaggia, ma in quei giorni non c’è nessuno. Più oltre ancora si snoda la strada provinciale che porta al paese vicino: una strada dove passeranno non più di una decina di auto all’ora.
Il caldo è ipnotico, come l’erba che si china al vento, in un ritmo ondulatorio che ha il suo fascino. L’erba è secca, ha un colore cacca di neonato che gli mette tristezza. È colpa della natura se lui non può avere il suo spettacolo di fuochi artificiali, senza dubbio. Arturo rimane per diverso tempo immobile, ad ascoltare il vento. Sembra sussurrargli qualcosa. I suoi occhi fissano un cespuglio rinsecchito davanti a lui, accanto alle ginestre. Si fruga in tasca, tira fuori l’accendino “preso in prestito” a suo padre fumatore, quindi lo avvicina al cespuglio. È una cosa non premeditata, semplicemente un impulso che lo ha preso in quel momento.
Appena Arturo fa la mossa col dito pollice per accendere, si sente stringere il polso da una mano robusta, sicuramente di un adulto.
«Non provarci nemmeno, ragazzo. Non hai idea del danno che faresti all’ambiente!»
Arturo si volta come può, con quella presa che gli serra il polso destro. Si rende conto comunque, dalla folta barba che intravede e dai lineamenti essenziali, che si tratta di un personaggio conosciuto da tutti in paese. Per dire di chi si tratta basterà sapere che tutti lo chiamano “lo scienziato pazzo” e molti semplicemente “il pazzo”.
Guglielmo Sacconi, come si chiama in realtà, un omone alto quasi due metri e di notevole stazza, è effettivamente un uomo di scienza. E’ nato nel paese dei nonni di Arturo molti anni fa, sicuramente più di settanta. Dopo gli studi se ne è andato a lavorare per una grossa azienda in giro per il mondo. C’è chi dice che sia stato lui alla base di molte scoperte che hanno fatto la fortuna di quella impresa. Furono pochi in paese che si ricordavano di lui quando, andato in pensione, è rientrato da loro da solo, passando la maggioranza del tempo in quella casetta dei suoi genitori, scomparsi da tempo, posta alla periferia del borgo. Saluta tutti ma non lega veramente con nessuno perché preferisce stare rintanato in casa, «sempre a leggere o attaccato al computer», come racconta la signora che una volta la settimana va da lui a fare un po’ di pulizia.
Arturo ora ha una fifa maledetta. Prova a liberarsi dalla presa, ma Guglielmo non lo molla. «Stai tranquillo, non ho intenzione di farti niente. Devi solo garantirmi che non ci proverai più a dare fuoco a queste sterpaglie. Basterebbe poco più di una scintilla, con questa siccità, per propagare il fuoco in tutta la zona. Ci hanno già pensato gli adulti a mettere a rischio questo nostro mondo…»
Arturo si affretta a rispondere che non ci pensava nemmeno a dare fuoco… voleva che lo lasciasse libero. Lui era arrabbiato solo perché avevano disdetto i fuochi d’artificio.
Guglielmo si decise ad allentare la presa e a liberare l’esile polso del ragazzo. Poi lo guardò pensoso, facendo aumentare l’inquietudine di Arturo.
«Ti ho liberato, ma ora tu dovresti venire con me a casa mia. Ho da farti vedere delle cose che, sono sicuro, ti fanno dimenticare codesto dispiacere per i fuochi»
Il ragazzo non si sente tranquillo, ma tra la paura e la curiosità, è quest’ultima ad avere il sopravvento. E poi, l’idea di mettere piede nella casa del “pazzo”, di cui tutti dicono un sacco di cose senza averci mai messo piede (esclusa la donna delle pulizie, tenuta a dire solo l’essenziale!), lo eccita davvero e lo aiuterebbe a rompere la monotonia di quelle vacanze fatte di quasi niente. Così Guglielmo e Arturo fanno insieme la via del ritorno, scoprendo, da parte del ragazzo, che c’è anche un’altra viottola che conduce da quelle parti. Il sole continua a picchiare sodo, facendoli sudare entrambi.
Nella casa di quell’uomo Arturo scopre che ci sono cose che non ha visto né da suoi genitori né dai nonni: una stanza tutta tappezzata di libri su tutte e quattro le pareti e con una scala scorrevole per raggiungere quelli più in alto. Un’altra stanza è dedicata allo studio e alla comunicazione, come gli ha detto Guglielmo, con due computer su altrettanti tavoli e due scrivanie dove si trovano libri, alcuni aperti, altri messi l’uno sull’altro in più gruppi. Nella parete di fondo c’è un grosso schermo arrotolato, che può essere aperto e su cui vengono proiettate figure e schede da un proiettore posto sotto il soffitto della stanza. Naturalmente c’è anche una cucina, una camera da letto e un bagno come a casa sua.
Finito il giro di ricognizione Guglielmo lo invita a sedersi, nella stanza dei computer, faccia verso lo schermo, sul quale lui, dopo aver un po’ armeggiato, comincia a proiettare cose che suscitano subito l’interesse di Arturo. Il filmato inizia con una sintetica comparazione relativa alle medie delle temperature sulla terra negli ultimi anni, all’innalzamento, fino ai quasi tre gradi di crescita media, nell’ultimo mese di luglio rispetto all’anno precedente. Arturo segue un po’ distrattamente, fino a quando iniziano a scorrere le immagini dei ghiacciai della calotta polare in continuo restringimento e i filmati di orsi polari ormai in grandissima difficoltà a procurarsi il cibo perché, a causa del continuo restringimento dei ghiacciai, si dirada la presenza delle foche e dei beluga, di cui e dei cui cuccioli si nutre questo “superpredatore artico”, come viene chiamato per la stazza, di circa 500 kilogrammi di peso e in grado di mangiare fino a 30 kg di cibo al giorno. Arturo è impressionato dalle immagini che scorrono mostrando orsi polari ridotti a pelle e ossa, proprio a causa della diminuzione continua delle superfici polari su cui si basa la loro sopravvivenza. Guglielmo avverte che sta catturando l’attenzione del ragazzino e passa a mostrare le conseguenze della diffusione della CO2 nell’atmosfera, l’ampliamento del buco dell’ozono e i sempre più devastanti fenomeni atmosferici di cui Arturo stesso è stato testimone nel corso di quell’estate drammaticamente calda. Il pezzo forte che lo scienziato proietta è relativo ai giganteschi incendi nella foresta amazzonica, di cui tutti conoscono i colpevoli per gli interessi a impossessarsi di sempre più ampie fette di bosco e di legname, alla base, tra l’altro dell’industria della cellulosa e della carta. «E’ da fenomeni come questi che si genera quella che noi chiamiamo siccità e che, rompendo il tradizionale ciclo dell’acqua, mette a rischio la vita stessa sulla terra. Basta vedere cosa sta succedendo ai grandi fiumi, alle colture, all’uomo stesso che non è fatto per vivere a queste temperature. Ora tu capisci» conclude Guglielmo «che anche un piccolo fenomeno come quello derivante dal rischio di un incendio provocato da una caduta errata di un residuo di un fuoco artificiale, è assolutamente da evitare se vogliamo essere coerenti con la lotta alla siccità, che dovrebbe essere al primo posto nelle politiche di tutti i Governi e che invece non è».
Terminata la proiezione i due avvertono una voce metallica provenire da un mezzo in movimento. Si affacciano alla finestra e sentono, dagli altoparlanti posti sopra una automobile con le insegni dei vigili urbani, un annuncio: “Si avvertono tutti i cittadini che, a causa delle segnalazioni di scontento registrate in tutta la popolazione, quella più giovane in particolare, lo spettacolo pirotecnico di questa sera sarà realizzato. Il Sindaco ha deciso di annullare la precedente deliberazione di annullamento e pertanto lo spettacolo si terrà tra le 23 e la mezzanotte e sarà particolarmente visibile dalla piazza centrale del paese”.
Arturo guardò sgomento Guglielmo, il quale gli chiede cosa intendesse fare. «Dobbiamo impedire questo spettacolo. Se mi aiuti, dobbiamo portare da te più ragazzini possibile a vedere questi filmati e poi fare come quella giovinetta svedese, Greta mi pare si chiami, andando a protestare sotto l’ufficio del Sindaco per chiedere di vietare di nuovo i fuochi pirotecnici»
A Guglielmo venne uno strano sorrisino sotto i baffi. Prese la mano di Arturo con la sua mano gigantesca. «Andiamo» disse, mentre chiudeva l’uscio di casa, tuffandosi di nuovo in quella calura insopportabile.


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