WEN – SICCITA’ – La pesca – Luigi De Rosa

Era stata l’estate più calda che si ricordasse.
Come quella prima.
E quella prima.
E quella prima ancora.
Ogni anno faceva sempre più caldo, e il fiume si faceva sempre più piccolo.
Quell’estate le sue acque calarono al punto da diventare un torrente, ma Ernesto e Gianfranco decisero comunque di non rinunciare alla loro solita gara di pesca. Pensavano, dopotutto, che meno acqua significasse più probabilità di prendere pesci. In particolare, la loro preda preferita era il siluro.
<Come sempre, chi prende il pesce più grosso paga la cena> disse Ernesto
<Come vuoi, tanto toccherà a te offrire, come le ultime due volte che ci siamo visti> rispose Gianfranco ridendo e pregustando la cena che avrebbe assaporato gratuitamente.
<Oggi mi sento fortunato>
<Certo. Come sempre>
Applicata l’esca alle loro canne, i due lanciarono all’unisono per dare a quell’attività extra lavorativa un’aria di gara sportiva.
Gianfranco iniziò ad attendere che un pesce abboccasse nonostante il bel tempo, mentre Ernesto si rese subito conto che qualcosa non andava. Nel tentativo di avvicinare l’amo alla sua posizione si accorse che qualcosa lo bloccava nel punto in cui aveva toccato la superficie dell’acqua.
<Perfetto. Si è incastrato> commentò.
<La tua solita fortuna. O forse dovrei dire la MIA solita fortuna> disse ridendo Gianfranco, già pregustando la sua terza vittoria consecutiva.
Ernesto mise mano al mulinello e cercò di recuperare l’amo, ma il risultato fu che la lenza si tese fino ad irrigidirsi come un fil di ferro.
<Guarda che così la rompi e basta. Il livello del fiume è basso, prova a recuperarlo manualmente>
disse non preoccupandosi di celare un sorrisino di scherno.
Ernesto non poté che seguire il non richiesto consiglio, ma si accorse subito che qualcosa non andava.
C’era qualcosa che spuntava sopra la superficie dell’acqua ogni volta che cercava di recuperare l’amo. Sembrava una specie di alga, ma era impossibile che il fiume, anche se a un livello così basso, potesse avere alghe lunghe in quel modo. Inoltre, non aveva affatto l’aspetto di flora acquatica.
Piuttosto sembrava….una ciocca di capelli!
Quando capì, uscì subito dall’acqua. <Chiama la polizia! Credo ci sia un cadavere>
<Stai scherzando?? Sto vincendo e te ne esci con una scusa del gen…>
Ernesto urlò. <Gianfranco cazzo dammi retta! Chiama quella cazzo di polizia!!>

Il pescatore ci aveva visto giusto. La polizia estrasse due cadaveri dal fiume. Avevano mani e piedi legati e alle scarpe erano stati applicati dei pesi per portare i corpi a fondo.
<Chi sono?> chiese un poliziotto ad un collega un paio di giorni dopo il ritrovamento.
<Antonio e Michele Mussaro, imprenditori indagati dall’Antimafia per rapporti con Cosa Nostra. Sono scomparsi intorno a Natale. Alla procura credevano che fossero fuggiti all’estero, e invece non avevano lasciato i confini della Regione>
<Il caso è venuto in nostro aiuto> disse l’agente.
<Non il caso. La siccità> replicò l’altro. <In inverno il fiume era quattro volte più grosso, per poco non è stato attivato l’allarme per la piena. Dopo due mesi con trentasette gradi l’acqua è così bassa che trovare questi disgraziati era inevitabile>

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