La Stagione di Fuoco stava per arrivare. Il sole già ardeva alto in cielo e la sabbia si era fatta rovente. Il Popolo di Rulla si stava preparando. Erano passati giorni dalle ultime, magre, piogge, e le riserve di acqua erano esaurite. Anche quella dei loro corpi era al limite. Stava iniziando il processo di essicazione.
Salabut aveva salutato i suoi familiari e il resto della tribù e ora sedeva accanto a una roccia che le dava un po’ d’ombra. Non tutti sarebbero sopravvissuti fino alla Stagione della Rugiada. Magari neppure lei. Il suo corpo si sarebbe disidratato totalmente, riducendosi a una sfoglia sottile. Per fortuna lo stesso sarebbe avvenuto ai corpi dei predatori, ma questo non assicurava la sopravvivenza. Pochi morivano mangiati da qualche animale mentre erano in stasi. Si moriva soprattutto se la Stagione della Rugiada ritardava di qualche giorno. Il Popolo di Rulla poteva resistere per tutta la Stagione di Fuoco in quello stato di vita sospesa in cui i loro corpi erano del tutto disidratati, una sorta di ibernazione al contrario. Non oltre, però. Alcuni morivano poco prima che finisse. Se l’umidità tardava a tornare, altri non riuscivano a reidratarsi in tempo. Nessuno poteva aiutarli. Il pianeta durante la Stagione di Fuoco pareva un mondo morto, senza vita. Nulla si muoveva se non mosso da quel vento caldo. Alcuni corpi, sottili sfoglie senza energia, venivano portati via dal vento. Capitava di risvegliarsi anche molto lontano. Per questo Salabut si era coperta di pietre, per non volare via. Era sempre difficile ritrovare la via di casa se si finiva troppo lontano.
Non era la prima Stagione del Fuoco per la giovane Salabut. Ne ricordava altre. Ricordava soprattutto l’immenso piacere della rugiada. La gioia di quelle gocce che, poco per volta, penetravano nei pori della pelle, reidratandola. Riprendere coscienza, iniziare di nuovo a muoversi, quasi come fosse la prima volta, riprendere la vita, riprendersela. Questi erano piaceri immensi che rendevano meno pesante la paura e l’apprensione per le incognite della Stagione di Fuoco.
In quei momenti Salabut si chiedeva se potessero esistere terre in cui ci fosse sempre acqua, in cui non ci fosse una Stagione del Fuoco e non occorresse disidratarsi. Queste fantasie assurde la facevano sorridere. L’acqua era un bene troppo raro e prezioso. Un posto così non poteva esistere.

di Carlo Menzinger di Preussenthal – www.menzinger.it


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