
“Attento, mi tuffo a bomba” urlo’ Chiara “chiudi gli occhi che ti schizzo”.
“No, non lo fare” frigno’ Riccardo “lo sai che l’acqua in faccia mi dà fastidio”.
Era divertente sguazzare, anche se quella piscina non era un granché; era una di quelle piccole, gonfiabili.
Angela li guardava soddisfatta, mentre si dava da fare con la gomma per annaffiare.
Per una mamma non c’è niente di più bello che vedere i propri figli felici.
Più tardi, dopo cena, avrebbero tutti aiutato il babbo a lavare l’auto.
Era così che avevano sempre trascorso le loro giornate estive e niente al mondo gli avrebbe fatto cambiare le proprie abitudini.
A dire il vero le cose in quella torrida estate erano diverse dagli altri anni, ma loro sembravano non essersene accorti.
La mattina seguente Angela fu svegliata da un rumore insistente, una specie di sciacquettio; sembrava provenire dal bagno.
“Chi ha lasciato il rubinetto aperto?” urlò “non si spreca l’acqua”.
Senza rispondere Riccardo si fiondò in bagno per rimediare.
Chiara, con fare lamentoso, fece notare che il babbo prima di andare al lavoro, era stato più di mezz’ora in doccia e aveva lasciato tutto in disordine.
“Fa niente” disse Angela ” da qui a stasera sai quante volte dovremo usarla di nuovo!
Sistemo tutto prima di andare a letto”.
Verso le 15,00 , mentre i bambini sguazzavano di nuovo in piscina, si sentì il suono cupo del clacson dell’autobotte.
Angela prese due taniche vuote e si diresse verso la piazzetta in fondo alla strada.
Mentre stava uscendo dal cancello, Riccardo le ricordo’ di chiedere alla mamma di Giacomo se poteva farlo venire a giocare con loro.
“Va bene” disse Angela ” ma datevi una calmata, altrimenti fra poco codesta piscina andrà riempita di nuovo”.
Una volta giunta in piazza, si mise in fila dietro l’autobotte come tutti gli altri abitanti della zona.
Ognuno diceva la propria su l’enorme siccità che stava attanagliando il paese, da nord a sud.
Tutti erano concordi che se non fosse piovuto a breve e copiosamente ci sarebbe stato il blocco totale della rete idrica e nessuno avrebbe potuto più attingere neppure a quella poca acqua del rubinetto, che adesso era permesso usare solo ed esclusivamente per i bisogni primari.
Angela non disse una parola e si limitò ad annuire.
Poi, dopo aver riempito le taniche, si avvicinò alla mamma di Giacomo e le chiese se poteva mandare suo figlio a giocare con i suoi.
“Si divertiranno un mondo a fare un paio di tuffi in piscina” le disse.
La signora la guardò perplessa e dopo aver esitato un po’, le comunico’ che in quel momento Giacomo era a casa dei nonni.
Magari avrebbe fatto un salto prima di cena.
Angela tornò verso casa e lasciò le taniche piene in giardino; ci avrebbe pensato suo marito una volta tornato dal lavoro.
Lui però, appena messo piede in casa, volle prima rilassarsi un po’, come era solito fare.
Entrò per l’ennesima volta in doccia e vi rimase a lungo, poi, prima di cena, mentre Angela era di nuovo alle prese con il necessario per annaffiare il giardino, si intrattenne fuori con i bambini.
“Non schizzate però, che ho il cellulare in mano” intimò loro.
Ora sul cancello, immobili, Giacomo e la sua mamma, osservavano tra lo stupore e l’inquietudine, Chiara e Riccardo, muniti di cuffia, occhialini e ciambella, saltellare nella piscina completamente vuota.
Sembravano così felici di sguazzarci dentro.
Nel mentre il babbo, ridendo, si allontanava da Angela,che tentava di schizzarlo con la gomma per annaffiare, dalla quale non usciva assolutamente niente.
Ma loro erano fatti così; erano una famiglia semplice e riuscivano a divertirsi con poco.
Loro erano una famiglia semplice e abitudinaria; niente al mondo gli avrebbe fatto cambiare le proprie abitudini, neppure quella disastrosa siccità.
di Silvia Taccagni

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