Perché mi sono svegliato? Proprio ora che stava per cominciare il bello della battaglia.
Sento ancora la saliva in bocca, il sapore di una sospensione che doveva compiersi; il desiderio mi sorprende indifeso nel buio del silenzio.
Ho solo la vaga percezione di quella presenza che si avvicinava alle mie spalle a passi soffocati. E mi faceva terrore. Un corpo si era appoggiato alla mia schiena senza che potessi fuggire perché le gambe non rispondevano più. La natura di quell’essere mi sfuggiva, i suoni del suo respiro non erano del tutto umani, ma rantoli trattenuti, sospiri di una passione animalesca. All’improvviso un velo di seta sottile si era incollato alla mia pelle, esasperava morbidezza e tepore dell’altro corpo. Rabbrividisco ancora.
Voglio riaddormentarmi, voglio arrivare in fondo, vedere questa creatura: percepivo la pienezza di un seno, il netto turgore dei capezzoli. Un cavallo mi sgroppava in gola.
Devo addormentarmi. Voglio vede…
Eccoti, ci sei ancora, non sei fuggita creatura. Mi giro lentamente per non perdere il contatto della pelle.
Abbassi lo sguardo e non posso vedere gli occhi ma i capelli sono come un intrico di rovi.
Una frase mi esce che non riconosco. «Fammi vedere i tatuaggi.»
Sollevi gli occhi come dardi e mi sorridi sinistra. Qui mi aspettavi. Le mani, tra i veli, potrebbero essere artigli.
Ti afferro per le braccia, prima che tu mi possa colpire, ti scrolli via con tutte le tue forze, poi sento che affondi tra le mie mani. Mi avvicino alla bocca, mordo quella piccola ferita che non riesce a deturparti le labbra, la lecco per sentire quella asperità che vorrei averti procurato coi baci. Ti liberi di me, mi trascini verso i cuscini e ti butti riversa.
Non c’è parte dove non vorrei affondare; sgroviglio quella seta che si intriga nelle dita, ti fa sembrare irraggiungibile.
Ecco finalmente si svela l’arcano delle mie parole.
Il tatuaggio scende dalle natiche alle cosce, risale sui fianchi fino alle spalle. Un drago rosso e oro, con le ali che armano le braccia.
«Prendimi, prendimi ora» mi sussurri col suono strascicato del desiderio. «Ti farò volare, sulle mie ali.»
Sei prostrata, come in preghiera, così ti prendo. Entro nella tana del drago con un sussulto, le mani scivolavano sui seni tesi, sulla vita sottile, affondavano nelle natiche, ti guido stringendo i fianchi.
Ti scrolli, ti torci, trascinata dall’onda dei tuoi lamenti rochi. Fluttuano le ali. Non sento più i piedi, non sento più le gambe, siamo un solo corpo pulsante, un drago in volo.
Saliamo in cielo, crolliamo sulla terra, scivoliamo sopra le acque, sfioriamo le cime dei monti, ci buttiamo dai dirupi, montiamo in grandi spire sulla distesa del mondo, tanto da vederne i confini.
Percepisco ogni tua pulsazione, ogni tuo fremito esplode dentro di me.
Infilo una nube, ti porto sempre più in alto, fino a sbucare in una prateria di stelle, dove la luna ride.
Quanto è durata la notte? Finché si è udito l’usignolo. Troppo presto ha cantato l’allodola.

di Caterina Perrone

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