WEN – SOGNO – Renato rapito da un sogno – Maria Pia Perrino

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Un figlio nato per caso e cresciuto senza un padre e senza un futuro.La madre si incarica di cercargli una famiglia e la trova.Il nuovo padre è un signorotto del paese che ha un negozio di abbigliamento ed ha bisogno di un aiuto nel condurre l’azienda.Prende Renato con sé, gli trova una sistemazione in uno sgabuzzino umido nel retro del negozio dove per lavarsi c’è solo un lavandino e su una consolle fatiscente, il rasoio, la crema da barba, il pettine.Il letto è un giaciglio scomodo, la stanza è buia con una porta finestra che dà su un terrazzino pieno di muschio.La mattina Renato apre il negozio molto presto, ancora prima che arrivi il suo padrone che si sveglia con comodo. Il negozio si trova al centro del paese e vende sia stoffe che vestiti sia pregiati che a buon prezzo, sia da uomo che da donna.Pulisce il pavimento, la vetrina, accomoda gli abiti rimasti fuori posto. Finalmente ha una collocazione molto dignitosa. Vive di luce riflessa del proprietario del negozio, l’artefice della sua conquistata dignità.Il suo padrone ha moglie e figli e quindi forse, sogna Renato, potrà inserirsi in una nuova famiglia diventare figlio e fratello dei suoi figli.La famiglia oltre ad offrirgli alloggio gli offre il vitto. Ma allora di pranzo Renato mangia solo in cucina mentre loro si riuniscono nella tavola del soggiorno. Ma Renato è comunque contento. Sa che le sue origini sono cariche di vergogna e che forse ora potrà diventare un uomo normale.Più passa il tempo e più acquista confidenza con la gestione del negozio.Le donne del paese vanno da lui per confessargli che sono troppo grasse o troppo basse e che hanno bisogno di un abito che le abbellisca. Renato diventa il personaggio più importante del negozio. I paesani cominciano ad avere confidenza, a raccontargli tutte le loro beghe personali. Il suo padrone quasi si disinteressa dell’azienda e ci va quando ha voglia e tempo.Il riscatto  di Renato a quel punto è compiuto, non frequenta neanche più sua madre perché si vergogna di lei.Sta molto accorto a nascondere le sue radici, si atteggia a figlio del proprietario, sicuro, spigliato, disinvolto. Ma la vita si incarica di presentargli il conto. I figli del padrone provano invidia verso di lui.  Lui, però non si scompone molto, sa di avere la protezione del titolare che oramai di Renato non può fare a meno.I paesani si rivolgono oramai completamente solo a Renato che oltretutto è uno di loro, gente povera felice di un abito nuovo e ben fatto Il proprietario è troppo distaccato, si atteggia a nobile signore, pensa solo all’incasso mensile, agli acquisti alle fatture alle banche.Ma anche in questo ruolo Renato piano piano lo sostituisce diventando  il tutto fare del negozio ,proprietario immaginario.Nel frattempo, una delle figlie del titolare diventa signorinetta, candidata a succedere nel padre nella gestione dell’azienda di famiglia.La ragazza ha un piglio poco dolce, superba, altezzosa e in odore di ascesa sociale.Entra in competizione con Renato e lo tratta come un commesso servitore.Il padrone intuisce qualcosa e rintuzza, senza riuscirci la figlia, fino a quando il conflitto diventa deflagrante e la figlia constatato che il padre sta per Renato lascia il negozio e va a lavorare in un negozio in un’altra città.Il sogno di Renato di essere riuscito a trovare un ‘altra famiglia comincia a vacillare.Il padrone è oramai in avanti con l’età e non in buone condizioni di salute.Cosa ne sarà di lui se non ci dovesse essere più lui?Tornare  nell’indigenza, nell’abbandono?La madre ex prostituta intanto è morta e anche quel suo bandolo di radici non c’è più.Che fare?Anche la moglie del proprietario gli è ostile. Avverte che le scelte del marito sono troppo condizionate dalle decisioni di Renato.La nuova famiglia che gli sembrava un fortunato salvataggio di affetto comincia a rivelarsi un guscio vuoto.Gli spettri di quando era bambino e solo cominciano a riaffacciarsi, Renato ha paura.Ha dalla sua ha solo un piccolo gruzzolo di denaro messo da parte con i pochi soldi che gli dava il padrone. L’affetto e la stima dei suoi compaesani diventano la sua forza e riesce a elaborare un progetto più grande di lui.Aprire un suo negozio.Ci pensa e ci ripensa ma tutto gli sembra molto difficile.Ma nel frattempo ha incontrato un amore, Gabriella.Il progetto di avviare un’attività in proprio può diventare insieme a lei un progetto di vita.Gabriella non lavora ma ha da parte anche lei un gruzzoletto.Coglie la sofferenza di Renato e con la forza d’animo di un ex contadina abbraccia la sua paura  e prende direttamente lei le redini della situazione.Occorre trovare un locale e farsi rilasciare la licenza commerciale dal comune.Di nascosto dal proprietario avvia le pratiche.Ma il locale disponibile è a meno di 200 metri dal negozio e questo sarebbe un torto per il proprietario perché gli porterebbe via tutta la clientela.Gabriella non ha alcun rapporto affettivo con il padrone e continua per la sua strada.Il negozio di abbigliamento in proprio ci sarà costi quel che costi, bando ai sentimentalismi.Ma il destino vuole che il suo padrone venga a conoscere da un impiegato del comune che Renato e Gabriella hanno fatto domanda per aprire un nuovo negozio di abbigliamento.Un grande dolore per lui.Pensava di aver tirato su un figlio e questo lo stava tradendo.Ma in un sussulto di generosità e amore paterno si rende conto che la vita degli altri non si compera e che se alla sua morte Renato fosse rimasto nelle mani dei figli sarebbe stato rispedito nella sua miseria.E allora dopo un lungo colloquio con Renato in cui i due si scambiano parole di riconoscenza reciproca lo incoraggia ad andare avanti nel suo sogno e poco dopo l’apertura del nuovo negozio di Renato, consiglia ai figli, oramai grandi, di intraprendere altre strade dando ogni disponibilità a supportarli e cessa l’attività del negozio.Il suo vero erede è Renato, erede non di sangue ma di cuore.Renato si sveglia e intuisce che ha fatto solo un bel sogno.

di Maria Pia Perrino

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