
“Professore sono Eleonor Werner.” Ebbi un attimo di perplessità poi collegai il nome a una mail dell’amico John Cochrane che mi aveva annunciato l’arrivo a Firenze di una sua collega dell’Università di Chicago, una studiosa del dipartimento di Studi Italiani. Fui subito colpito dal suo aspetto e dalla sua simpatia. Dopo un approccio in inglese volle parlarmi in italiano, lingua che parlava fluentemente. Ascoltai con piacere le sue parole e apprezzai il suo aspetto. Era una bellissima giovane donna. Lunghi capelli biondi, occhi molto espressivi, un’eleganza nel portamento, un’aria più europea che statunitense. Mi chiese di alcune mie antiche ricerche e mi disse del suo lavoro sulla vita fiorentina nel Seicento. Aveva letto molti testi sull’argomento ma voleva consultare alcune filze d’archivio. Mi confessò anche che intendeva visitare Firenze dove non era mai stata. Mi offrii di accompagnarla e lei accettò con entusiasmo, Ebbi l’impressione che John le avesse preannunciato la mia disponibilità. Stabilimmo di vederci a cena, dopo la sua giornata di ricerca all’Archivio di Stato. Un mio impegno m’impediva di accompagnarla. “Fa niente- disse-ci vediamo stasera” Quella sera andammo a cena in Oltrarno. In un ristorante abbastanza tipico e seducente per una straniera. Eleonor apprezzava la cena ed era particolarmente ciarliera. Ne fui sorpreso affascinato e un po’ sedotto, Mostrava grande empatia. All’inizio parlava dei suoi studi e del suo entusiasmo per la storia di Firenze, poi nel corso della serata, gli argomenti furono meno professionali e più leggeri, Mi guardava negli occhi, il nostro conversare diveniva più giocoso e scherzoso. Mi trovai a flirtare con questa bella ragazza che pareva incoraggiarmi. Abbiamo passeggiato a lungo. Sul ponte vecchio ci siamo fermati ad osservare l’Arno. Provavo la sensazione di una crescente confidenza con Eleonor. Mi sentivo attratto ma avevo il doppio degli anni della ragazza. Pensavo con malinconia alla mia giovinezza perduta e mi sentivo insicuro di fronte a questa ragazza. Nascosi ogni ombra di tristezza e accompagnai Eleonor al suo albergo. Mi salutò affettuosamente e mi chiese dove l’avrei condotta all’indomani. Sorpreso non sapevo cosa risponderle ma lei anticipando ogni mia parola mi chiese di incontrarci al mattino presto. Non doveva fare altre ricerche e desiderava utilizzare al meglio i suoi pochi giorni a Firenze.Alle otto ci incontrammo nella hall del suo albergo. Era pronta per una gita. Le proposi di andare a San Gimignano. Eleonor ne fu entusiasta. Guidavo sulla superstrada in silenzio. La ragazza mi parlava di se e della sua passione per la storia italiana. Poi le torri svettanti nella campagna toscana entusiasmarono Eleonor. La ragazza fu còlta di sorpresa alla vista della “Manhattan del Medioevo. A San Gimignano avevo spesso condotto ragazze straniere e la cittadina era stata spesso la scenografia ideale per gli sviluppi delle mie giovanili avventure amorose. Adesso con Eleonor mi stavo muovendo più o meno consapevolmente con il mio vecchio stile. Non mi sorpresi più di tanto. Seguivo il mio stile e un desiderio di avventura che continuava ad accompagnarmi nella maturità. Andammo a visitare la “Torre grossa” una delle poche con gli interni visitabili e dove si può salire fin sulla cima. E noi salimmo le rampe di scale sino all’ultimo piano, da dove mostrai a Eleonor l’incantevole vista sulle campagne toscane, sui vigneti del Chianti. Dopo una piacevole passeggiata e molti assaggi di Vernaccia andammo a pranzo al ristorante “Le vecchie mura”. Eleonor pareva molto contenta e tornando verso Firenze mi chiese di fermarci all’Albergaccio di Sant’Andrea a Percussina. Rimasi sorpreso della richiesta. Pensai che l’amico John avesse dato indicazioni molto precise ad Eleonor o forse qualche altro amico americano. forse uno studioso di Machiavelli che di certo non mancava nel Dipartimento di studi italiani di Chicago. L’Albergaccio sino a pochi anni fa aveva l’aspetto di una vecchia osteria di campagna ma adesso era stato così rinnovato che pareva un qualsiasi locale elegante ma senza quelle tracce di rustica autenticità che ricordava quella che doveva essere la taverna che nel suo esilio Machiavelli frequentava, Dopo aver visitato la casa di Niccolò Machiavelli siamo andati a cena. La ragazza ammirava il luogo, anche se io le raccontavo quanto fosse cambiato. “Forse tu rimpiangi la tua giovinezza” “Forse ricordi qualcuno che in passato hai portato qui”. Non capivo il perchè della domando e sviai il discorso sul Machiavelli. Eleonor ascoltava e commentava con competenza.
I giorni trascorrevano veloci e io mi rendevo disponibile per Eleonor che apprezzava il tempo che le dedicavo. Insieme passavamo momenti felici. Era una strana relazione. Eravamo affettuosi come due vecchi amici. Il nostro vedersi era sospeso in una piacevolezza che non sapevo definire .Ero attratto da Eleonor ma la vedevo come una delle molte ragazze con cui, nella mia vita, non potevo più parlare. Perché dentro avevo la loro età, ma fuori non l’avevo più da un pezzo. Ero un adolescente pieno di rughe, con un volto avvizzito su un corpo atletico. Mi guardava spesso con uno sguardo che manifestava un’evidente e strana attrazione per me che io non volevo ammettere. Una sera una delle ultime notti del suo soggiorno fiorentino,guardavamo insieme da una terrazza di un ristorante sui tetti di Firenze. Improvvisamente mentre guardavamo il magnifico panorama si è avvicinata a me. L’ho guardata negli occhi e l’ho baciata. Eleonor ha risposto. Poi all’improvviso “Adesso andiamo a cena”. Non ho detto niente. Ho notato una certa commozione nei suoi occhi. Siamo tornati al nostro tavolo, abbiamo guardato il menu e abbiamo ordinato. Il tempo sembrava sospeso, avvertivo un certo imbarazzo. Per fortuna arrivò il cameriere con la lista dei vini. Dalla borsa la ragazza estrasse una rivista d’arte dedicato al pittore svizzero Hans Ernie. Ne fui sorpreso. Poi Eleonora aprì il fascicolo e mi mostrò un piccolo saggio firmato da me.
“Ricordi? mi chiese. “Si, ho visto le opere di questo pittore al museo dei trasporti di Lucerna molti anni fa ,ma non ricordavo di aver scritto qualcosa”. “Sei stato a Lucerna?” “Si avevo una ragazza ma sono trascorsi più di trenta anni.” “La tua ragazza era Ruth Baier?”mi chiese. Rimasi turbato e le chiesi:” Come lo sai? John ti ha raccontato la mia vita” -affermai stizzito. “No Ruth Baier era mia madre, io sono nata a Chicago ma la mamma era di Lucerna”. Non sapevo che dire ero abbastanza sorpreso e turbato. Le sorprese, però, non era finite. “Ruth era mia madre e tu sei il mio padre biologico” Non sapevo cosa dire ma Eleonor non me ne dette neanche il tempo:
“La mamma è morta due anni fa, le sono stata vicina e lei mi ha rivelato questo segreto, mi ha parlato di te e mi ha fatto capire che voleva che t’incontrassi”. “Ero in Italia- spiegai-, Ruth mi ha detto che andava negli Stati Uniti per completare i suoi studi. Volevo raggiungerla in Svizzera per salutarla e per capire qualcosa di più ma non me ne ha dato il tempo, partiva di lì a poche ore. Ero turbato e dispiaciuto, la nostra storia viveva d’incontri molto belli ma brevi. Talvolta trascorrevo qualche giorno da lei, poi era lei a venire per un week end da me. Non riuscivamo a decidere dove vivere assieme. Entrambi stavamo finendo gli studi. Sono rimasto sorpreso della sua fuga americana. Ci siamo scritti e la nostra storia è divenuta col tempo un’amicizia epistolare, Mi aveva invitato ad andare a trovarla dopo qualche mese che si trovava negli States e io non l’ho fatto. Non so perché.” “La mamma mi ha detto che tu non sapevi che fosse incinta. Non te lo voleva dire. Forse sperava che tu andassi a trovarla e non l’hai fatto. Lei ha lasciato che le cose andassero così ma mi ha confessato negli ultimi mesi, quando mi ha rivelato che sono tua figlia, che avrebbe voluto rivederti. Le ho promesso che l’avrei fatto io. Adesso che rischiavamo di innamorarci, ti dovevo dire la verità. Sono felice di averti incontrato. Dopo domani torno a Chicago dopo un meraviglioso periodo, dove ho scoperto quel padre sconosciuto che per molti anni non credevo di avere.”
di Alessandro Lazzeri

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