WEN – SORPRESA – Professore e imbianchino – Terza Agnoletti

Sembrano fatti accaduti tanto tempo fa, invece risalgono proprio a questo autunno.

Era venuto a trovarci un amico che ancora non aveva visto la nostra nuova casa, un appartamento grande in un condominio degli anni 70.

Lo intratteneva mio marito, il mio ragazzone bello e atletico, pieno di iniziative come quando lo conobbi, anche se ormai ha scollinato al di là dei cinquanta. Raccontava all’ospite che al piano terra c’è un grande garage condominiale. Al nostro arrivo aveva pareti annerite, crettate, con pezzi d’intonaco caduti. Brutto!

Propose ai coinquilini di sistemarlo lui gratuitamente. Chiese soltanto il rimborso delle spese per l’acquisto del materiale necessario.

L’amico si meravigliò moltissimo che uno stimato e riverito professore universitario si fosse improvvisato imbianchino. Non aveva capito che al suddetto professore piace il lavoro manuale in tutte le sue forme, forse perché figlio di un artigiano o per l’affermazione dell’antico filosofo secondo cui l’’uomo è uomo perché ha le mani…

Mio marito raccontava che aveva lavorato nel tempo libero e aveva impiegato quasi un mese a completare l’opera, che era riuscita perfetta. Mentre ne spiegava le fasi, suonarono alla porta. Aprii, mi trovai davanti un fioraio con una bellissima pianta. Non dette spiegazioni, rifiutò la mancia e fuggì via per le scale.

La sorpresa non terminò qui. Nel biglietto che accompagnava l’omaggio i coinquilini ringraziavano il professore per l’ottimo lavoro che aveva svolto a vantaggio di tutti e offrivano, oltre alla pianta, una cena per quattro persone nel ristorante in fondo alla via.

Erano arrivate anche le nostre due ragazzine. La più piccola, che però è già più alta di me, lesse il foglio guardando da sopra la mia spalla e commentò che noi femmine non meritavamo nulla, perché non avevamo lavorato come suo padre. Sorrisi e cercai di spiegarle che il significato del dono non  era la ricompensa per un lavoro svolto. Gli abitanti del palazzo formavano una piccola comunità e noi, ultimi arrivati, eravamo stati accolti e ne eravamo diventati membri.

Corressi mentalmente la frase del filosofo greco. L’uomo è veramente uomo se dedica tempo e cure, anche minime, ai suoi simili. E aggiunsi: In questo modo alimenta la speranza che l’umanità non sprofondi in un baratro senza fine.

Viva i professori illustrissimi e gli imbianchini dilettanti!

di Terza Agnoletti

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