WEN – SORPRESA – Ignazio ed Enrico – Silvia Taccagni

Ignazio ed Enrico vivevano insieme ormai da diversi anni; condividevano il medesimo appartamento e molto tempo della giornata, da quando Enrico si era palesato al cospetto di Ignazio un giorno in cui lui era particolarmente abbattuto.

In quel periodo gli capitava spesso di sentirsi il mondo addosso.

Desiderava solo stendersi sul pavimento freddo della cucina, lì, dove lei aveva camminato migliaia di volte, e rimanervici fino ad inglobarsi col marmo delle mattonelle.

Quel giorno aveva addirittura pensato di fare un gesto estremo per poterla finalmente raggiungere.

Poi nella sua vita era entrato Enrico e per lui era stata una fortuna.

Enrico era un burlone, sempre con il sorriso sulle labbra, estroverso, simpatico, chiacchierone, coinvolgente; l’esatto contrario di Ignazio, soprattutto da quando la sua compagna non c’era più.

Si compensavano a vicenda; Enrico non lasciava mai che Ignazio si abbattesse.

Certe volte però la spiccata eccentricità di Enrico risultava pesante e Ignazio si trovava costretto a dargli una regolata.

Iniziava con l’ignorarlo e, se la cosa non funzionava, passava ai rimproveri; avevano spesso discussioni molto accese , ma poi, ogni volta tornavano ad essere inseparabili, sia in casa che fuori.

Oggi però Ignazio aveva proprio voglia di starsene un po’ da solo; voleva andare in libreria e rimanere lì, tranquillo e in pace a scegliersi qualche libro.

E aveva cercato di farglielo capire in tutti i modi ad Enrico.

Si era svegliato prima di lui per non rischiare di incontrarlo a giro per casa e non aveva fatto il benché minimo rumore.

Poi quando se lo era ritrovato in salotto, già pronto per uscire, si vide costretto a dirglielo esplicitamente:” No, Enrico, oggi non ho proprio voglia di bischereggiare. Oggi voglio starmene un po’ da solo in santa pace!”

Enrico ci era rimasto malissimo e, in un silenzio per lui atipico, aveva appoggiato la testa alla spalliera del divano, osservando il soffitto.

Ad Ignazio un po’ dispiacque, ma appena fuori di casa, fu talmente piacevole quella sensazione di libertà riconquistata, che ad Enrico non ci pensò più.

Una volta arrivato in libreria gironzolò parecchio tra gli scaffali; era rilassante potersi concentrare, senza la voce insistente di Enrico che gli rimbombava nelle orecchie e decise di fare tutto con molta calma.

Poi d’improvviso, il ” buuuuu” zuzzerellone di Enrico riecheggiò da dietro uno scaffale.

Ignazio non poteva crederci.

Cercando di rimanere calmo, gli chiese gentilmente di tornare a casa, ma Enrico sembrava non volerne sapere e continuava a saltellare, cercando di rallegrare l’atmosfera.

Ignazio cominciò a spazientirsi; lo trascinò dietro gli scaffali in fondo e , in un crescendo di rabbia iniziò a rimproverarlo: ” Ti avevo chiesto di rimanere a casa”.

Il sorriso sornione di Enrico lo fece infuriare ancora di più e alzando al massimo il tono della voce:” Torna a casa e aspettami lì”, gli intimò.

Enrico invece di dar retta, continuava con i suoi “buuuu”, anche lui a voce sempre più alta, per non essere da meno.

I clienti presenti in libreria erano allibiti e cercavano di capire di chi fossero quelle due voci che provenivano da dietro i libri là in fondo al negozio; temevano che quella lite potesse degenerare.

La signorina alla cassa però fece loro intendere che potevano stare tranquilli; non era la prima volta e di lì a poco le acque si sarebbero calmate.

E così fu; dopo circa venti minuti di offese reciproche, i toni si smorzarono e gli animi si placarono.

Dall’ultima fila di scaffali se ne uscì un ragazzone sui 50 anni, alto e robusto, con i capelli brizzolati, con i suoi libri in mano, che esclamava:” Va bene Enrico, adesso pago e usciamo”.

Poi, sotto lo sguardo esterefatto dei presenti, cambiando completamente tono di voce si rispondeva:” Scusami Ignazio, non volevo farti arrabbiare, volevo solo stare insieme a te”.

E, mentre Ignazio salutava educatamente, abbozzò un sorriso:” Si , Enrico, lo so. Adesso andiamo a casa”.

E si avviò con calma, continuando a parlarsi amichevolmente.

di Silvia Taccagni

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