
Conoscevo un pifferaio quasi “magico”, come quello della fiaba, suonava il flauto a orecchio con una certa dose di talento.
Forse, prima che scendesse sulla terra, un angelo gli aveva fatto dono della capacità di riconoscere le note e di sentire la musica dentro di sé. In effetti, quando suonava, sembrava guidato da qualcosa di più grande di lui, era come un estro strano ed estemporaneo che lo veniva ad abitare in quei momenti.
Quando suonava, il pifferaio era tutt’uno con la musica e con il suo flauto e si sentiva felice come un bambino.
Il suo sorriso era proprio quello di un bambino, pieno di stupore e di meraviglia, ansioso di scoprire il mondo e di vivere avventure.
A dire il vero il pifferaio era un tantino incostante, la vita pratica lo annoiava, le cose tediose e faticose, che tutti sono costretti a fare, se poteva, lui le evitava.
Era stato fortunato, riusciva comunque a vivere senza che nulla gli mancasse e senza troppo sforzo.
Ma torniamo al suo sorriso: era aperto e gentile e gli illuminava il viso, era ciò che più mi aveva colpito in lui.
Lui era radioso quando sorrideva e i suoi occhi si accendevano di una luce strana.
L’ho rivisto dopo tanti anni, era solo un pochino invecchiato, non molto diverso da prima, ma con lo stesso sorriso.
Credo che la parte fondamentale della nostra anima, quella che ci contraddistingue come individui unici, creati da Dio per uno scopo, non cambi mai; essa rimane immune al passare del tempo che scorre. E allora noi siamo sempre quel bambino, che desiderava, sognava, bramava: essere felice, sentirsi libero, essere amato, vivere la vita con leggerezza.
Per tutta la vita noi rimaniamo sospesi tra cielo e terra, contemplando l’infinito, e il pifferaio riusciva a rimanere in bilico a perfezione, era ciò che gli riusciva meglio. Se aveva qualche difetto, la parte di sé ancora bambina, che era così dominante in lui, li nascondeva a perfezione.
Il pifferaio era anche un poeta talentuoso, per un certo tempo l’estro lo aveva pervaso e le sue poesie erano notevoli. Poi la vita lo aveva portato altrove, aveva “silenziato” il suo talento, ma lui aveva trovato altri modi di esprimersi, attraverso nuove e inusuali sperimentazioni musicali.
Non so se sia meglio vivere una vita normale, piena di impegni e responsabilità, o rimanere sospesi tra cielo e terra, come faceva lui!
Ogni scelta è personale e porta con sé le sue conseguenze.
Credo che l’importante sia non avere rimpianti.
Io ne ho molti, ho cercato di vivere “a modo” senza riuscirci, senza ottenere rispetto e considerazione; ho osservato gli altri sbagliare, commettere errori molto più grandi dei miei riuscendo comunque a “svicolare”, restando in piedi a perfezione.
Ogni errore io invece l’ho pagato a caro prezzo, non mi è mai stato fatto alcuno sconto di pena!
La vita è così, ognuno ha il suo cammino da percorrere, per alcuni è più agevole per altri meno.
E così parte della mia luce pian piano si è spenta.
Vorrei tanto ritrovarla!
Ma quel pifferaio, che io ho conosciuto molti anni fa, ha conservato intatta la sua luce.
Le ombre sicuramente ci sono (una volta mi spezzò il cuore) ma sono nascoste dietro quel sorriso radioso di bambino, che è rimasto sempre uguale, nonostante il bianco dei denti non sia più così smagliante e le perdite della vita lo abbiamo cambiato, ma solo un pochino. Perché lui è sempre lì, sospeso tra cielo e terra, che contempla l’infinito; come un bambino che ha appena mangiato una fetta di pane e marmellata, accompagnata da carezze, preparata dalla madre.
Lui è ancora lì, che contempla l’infinito…
È ancora lì, con il suo sorriso sempre uguale, che esprime tutto lo stupore e la meraviglia del mondo.
di Antonella Ghiglione

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