Il Guardiano si trova al capezzale di Terra.
La poverina se ne sta lì, con il termometro in bocca che segna 38 gradi.
La guaina impenetrabile d’inquinamento che l’avvolge non la fa traspirare, l’umidità le rimane addosso causandole il surriscaldamento che la fa star male.
Il Guardiano rilegge le promesse fatte e chiama a rapporto gli irresponsabili.
«Cina, non dovevi ridurre le emissioni?»
«Voglio godermi il benessere delle delocalizzazioni, non importa se inquino. L’occidente mi ha schiavizzata per anni, ora merito la bella vita. Che inizino gli altri!»
Terra geme, un cumulo grosso come la banchisa polare si è formato all’altezza dell’Asia e vortica su se stesso come una giostra impazzita. Fulmini, tuoni e scrosci d’acqua inondano India.
«L’hai fatto a posta! Adesso che l’emergente sono io, ostacolate il progresso?» Con il sari rosso zuppo e i capelli incollati alla faccia, India avanza impettita.
Il Guardiano si approccia conciliante. «Cara, non ti viene impedito niente, però evita gli errori di Cina, le centrali che hai non vanno bene.»
«Sono povera, il carbone è ciò che posso permettermi. Quando sarò ricca come Cina ne riparleremo!»
Intanto Stati Uniti e Germania ridacchiano.
«Puzzone!»
«Morte di fame!»
«Buoni! Smettetela di sfottere!» brontola il Guardiano.
«È colpa loro se Terra sta male!» America, in tailleur blu a stelle e strisce, alza il mento e indica i paesi asiatici.
Il Guardiano s’inalbera. «Proprio tu! Parliamo del petrolio e del consumismo invece! Con il brutto esempio, spingi le altre a emularti.»
«Ma fammi il piacere. Sono io la leader! Che tutti continuino a pendere dalle mie labbra.»
Il Guardiano si butta sulla sedia, la testa tra le mani. «Qua non ne usciamo. Terra come stai?»
«Non farmi parlare… finiamo di sentire gli altri.»
Segue un cupo brontolio, un enorme tornado si forma sul Pacifico dirigendosi verso gli U.S.A.
«Non mi fai paura, sono abituata a ben altro!» America fa una pernacchia e apre l’ombrello.
«Germania, almeno da te qualcosa mi sarei aspettato.»
«Cosa pretendi? Con i pannelli solari sono a buon punto, la transizione ecologica non si fa in un giorno, e poi c’è la recessione, ci sono meno soldi e i lavori vanno a rilento.»
«Africa tu che dici?»
«Che vuoi da me? Mi hanno depredata: diamanti, petrolio, materie prime, non è rimasto niente. Hai lasciato che mi violentassero senza muovere un muscolo. Vai al diavolo tu e le tue richieste!»
«Avresti dovuto intraprendere le tue rivoluzioni e difenderti, come hanno fatto le altre. Tu Brasile che hai da dire? Stai distruggendo l’unico polmone che permette ancora a Terra di respirare.»
«Già, ti pareva, ora la colpa è mia! Ho bisogno di terre coltivabili e di pascoli per far fronte al mio fabbisogno. In fondo si tratta solo di alberi, che li ripiantino gli altri!»
«Adesso basta!» Terra si alza in piedi ed è furiosa.
«Io vi ho dato le risorse per vivere in prosperità, invece le state usando male o ve le fate rubare!»
«Ehi, stronza, ma che fai?» Sbotta America. La California è sprofondata nell’Atlantico mentre il resto del continente è schiaffeggiato da tifoni e uragani.
«Quel che avrei dovuto fare da tempo: elimino le parassite, perché è questo che siete diventate!»
Terremoti d’inaudita violenza sbriciolano ogni terra emersa. I maremoti completano la pulizia. Non rimane neanche un’isoletta.
Presto Terra assume un bel colore azzurro uniforme, la coltre di smog si volatilizza.
«Oh, adesso sì che sto meglio. Sai Guardiano, avevi ragione, avrei dovuto pensarci prima.»

di Laura Gronchi

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