WEN – SURRISCALDAMENTO E DESERTIFICAZIONE – L’erba di Ossi – Serena Taccagni

Un filo verde microscopico e una sorta di bocciolo sulla cima in quella distesa arida e deserta. Quello disse Micol col fiato corto appena arrivata a casa. Era vero, lo aveva visto lei coi suoi occhi e lei non diceva mai bugie. Suo padre Anselmo, sindaco del piccolo paese di Ossi, uomo risoluto e integerrimo, con una faccia tonda tonda come una mela e due occhietti accesi, si infilò la giacca e si recò nella radura polverosa indicatagli dalla figlia. Era vero, lì nel mezzo del nulla vi era uno sparuto filo verde coronato da un delicato bocciolo. Anselmo lo osservò senza toccarlo. Sarebbe stato imprudente rischiare di compromettere quella rarità, visto che erano anni che l’erba era sparita dalla superficie della terra. Una terra ridotta dall’inquinamento a deserto polveroso e orfano di verde, dove alberi e foglie, erano un vago e agognato ricordo.

Anselmo si recò in comune e scelti tre dei suoi più fidati collaboratori transennarono il piccolo germoglio per proteggerlo da mani curiose, al fine di evitare un danno enorme al mondo intero. Si stabilirono turni di controllo tra gli abitanti del piccolo paese. Che bocciolo fosse non si era riuscito a individuarlo, non era una specie nota, ma poco importava.

Nessuno si preoccupò però di un piano per tenere le bocca chiusa e il mondo all’oscuro del fenomeno, e così il mondo entrò prepotentemente nella città di Ossi. Prima arrivò la tv, con un codazzo di giornalisti e curiosi. Si facevano riprese e foto nelle quali si vedeva il prezioso filo verde microscopico sullo sfondo dello spiazzo fangoso.

Gli abitanti erano felici e confusi. I turisti iniziarono ad animare le vie del paese, gli alberghi a riempirsi e i ristoranti a sfornare cibo a tutte le ore. Si sparse la notizia che presto sarebbe arrivato il Presidente della Repubblica.

La notte prima del grande giorno, Anselmo, in preda all’insonnia,  si recò sul luogo del filo d’erba e mentre scambiava due parole con i sorveglianti, notò un luccichio proprio sul bocciolo. Si avvicinò e con la torcia ispezionò quella rarità. 

Toccò appena la cima del filo e spense subito la torcia. Ordinò di allargare lo spazio protettivo delle transenne, che domani ci sarebbe stata di sicuro troppa gente, e poi tornò a casa.

Il giorno seguente il presidente della Repubblica parlò da Ossi all’intera Nazione. Anselmo lì di fianco stava seduto come su un cuscino di spine. La fama del bocciolo era salva, insieme all’economia di Ossi, almeno fino al momento in cui i botanici, nei prossimi giorni o mesi, lo avessero analizzato da vicino.

Quel bocciolo unico che non si decideva a sbocciare, impossibilitato, come ben sapeva solo Anselmo, dal suo essere semplicemente di plastica. Un modello ben fatto, ma pur sempre di plastica. Un puro e semplice scherzo. Uno scherzo a dir poco grottesco di una mano diabolicamente geniale.

di Serena Taccagni

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