
Buio. Sulla destra della scena appare una silhouette umanoide indistinta.
Cammina verso la sinistra della scena. Con lentezza estrema.
Comincia così il testo teatrale francese in un unico atto di Yves Chaudou?t in cui sono in minima parte coinvolta. Uno dei personaggi è G. un italiano, siciliano. Interpretato dall’attore siciliano G. B.
La prima prova sarà il 26 novembre 2024 al Polyèdre de Bazas,comune della Nuova Aquitania.
G. che ha vaghe reminiscenze della lingua francese mi ha chiesto di dargli una mano. Ho accettato senza indugio, con entusiasmo. Ho lasciato il mio abito mentale di docente nell’armadio del trapassato remoto per continuare a stare in una dimensione costruita ex novo. E G . mi fornisce l’occasione di camminare nel copione.
Non si tratta solo di aggiustare la pronuncia e l’intonazione, cerchiamo di capire una storia che via via comincia a respirare insieme a noi. Tra una battuta letta da me e ridetta da G capita con una certa frequenza che ci siano pause, divagazioni e digressioni di cui approfitto per imbastire quatta quatta
un’intervista sul Teatro. Come lo sente? Come lo vive? In che modo stabilisce le relazioni con gli altri interpreti? E con il regista? E con quali strategie orienta il suo corpo ad abitare la scena, a interagire nella complessità ?
Per G. che ha una vita quotidiana come imprenditore edile recitare è una sua appendice naturale.
E’ un seme nato nella sua pancia come un’eredità che viene da lontano. Affronta un testo nuovo con i ferri del suo mestiere, tra il cantiere e il tavolino. Sicchè attraversa impavido un insieme di tubi che si incrociano avanzando carponi, con cautela, ne esce indenne e si ritrova su impalcature ben congeniate per salire in sicurezza in quota. Procede per gradi ripetendo le battute che diventeranno il solco delle sue fondamenta fino a quando il seme sboccerà e diventerà voce. Nutrita e cresciuta dall’ascolto delle altre voci recitanti. Per poi continuare il canto con diverse modulazioni di frequenza, generate all’impronta dal concerto generale. E dallo sguardo focalizzante e sapiente del regista. A distanza di anni ancora intatta ogni volta è la sua curiosità di sapere fino all’ultimo quale sarà l’abito che la sua voce andrà ad indossare. E come risuonerà nel pubblico il senso della storia? Sarà ogni volta per tutta la troupe una sorpresa, un’alchimia impossibile da prevedere, da programmare. Ma di certo il Teatro ha questa sua peculiare magia : durante lo spettacolo si crea un cerchio di vera e propria intimità, pelle e cuore di un solo organismo indistinto e pulsante che procede nella sua marcia verso il finale suscitando emozioni riflessioni estese che circolano, fluttuano leggere e indisturbate sulla scena.
Rosalba Nola

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