WEN – TRISTEZZA – Il colloquio – Maria Dina Tozzi

IlForte di Sant’Andrea a La Maddalena

Non fatevi ingannare da questo mare d’argento sotto il sole agostano. Non fidatevi di quest’aria addolcita di fichi maturi e di rosmarino secco e dello scirocco che evade le imposte socchiuse. Non credete neanche alla spiaggia con gli ombrelloni e la tettoia di foglie di palma sbiancate dalla luce ottusa dell’estate.

Maddalena, vorrebbe avvertirli, i suoi compagni di viaggio. Lei sa già tutto  e nella borsa non ha il costume da bagno e neppure l’asciugamano. Solo una farfalla di ceramica con le ali spiegate avvolta nella plastica a bolle.

La ‘Superba’ è partita puntuale alle 8.15 dal molo di Livorno. È sabato e la nave è carica degli escursionisti di un giorno. Sono ancora assonnati dalla levataccia, con la testa reclinata sugli zaini gonfi di panini e di almeno un litro e mezzo d’acqua a testa per evitare il peggio. Non lo sanno, ma a fine giornata non sarà la mancanza di sali  ad afflosciarli, ma la tristezza.

Lei è seduta accanto ai ‘colloqui’. Stanno ammucchiati tutti nello stesso angolo morto. Niente bastoncini e scarpe da trekking. Sandali e infradito a fine stagione sono appoggiati su borse di plastica a righe da immigrati. Fidanzate, mogli, madri, padri, fratelli, sorelle e figli che una volta al mese, il sabato appunto, se il mare lo vuole, vengono a riannodare il filo con ‘ristretti’.  Maddalena è stata una di loro, una  volta, sola, due anni fa.

Fra un po’ il comandante della nave darà le istruzioni per lo sbarco e tutti quanti sapranno chi sono. Dovranno scendere per primi e gli altri li guarderanno, i più con curiosità, qualcuno con un briciolo di compassione.

All’attracco le guide ritirano i cellulari e le carte di identità. Maddalena osserva le smorfie dei vacanzieri quando annunciano che non ci si dovrà mai allontanare dal gruppo, neanche per i bisogni, senza avvertire.

Sul molo, una donna bionda in giacca nera si appoggia ad una vecchia  jeep.

«È la nuova  vicedirettrice» sussurra il ‘colloquio’ seduto  accanto a lei «Pare sia più umana di quello di prima. Speriamo». 

Uno alla volta li fanno scendere. Una bella ragazza castana, con la coda di cavallo posticcia biondo platino e gli occhi duri spinge un passeggino sulla scaletta.  

 I due sul molo scrutano tutti con attenzione. Poi, appena tocca ai residenti scendere, la vicedirettrice risale sulla Jeep e sgomma su per la salita mentre l’agente, con un cenno invita il gruppo a seguirlo. Spariscono dietro una porta, tutti, compresa Maddalena. Lei non è  un ‘colloquio’,  ma nemmeno una residente o una turista. Un mese fa ha parlato con la vice e lei le ha dato il permesso di venire, ma solo per questa volta. Avrà una guardia tutta per sé. Sarà la sua ombra fino a stasera.

«Lo so chi è lei, signorina. L’Accio accanosciuto bene u’guaglioneNu era uno ch’avia la capa solu pe’tenisse ensù li urecchie. Non era uno che aveva la testa solo per tener su le orecchie» le dice  «Io sto qui da quasi tre anni. Mi chiamo Valente. Valente Esposito» aggiunge con una risatina.  

Attaccano la salita di ciottoli tratteggiata di sassi grigi lungo i bordi. Le cuciture di pietra salgono con loro.  Vanno su  lenti: non c’è fretta, la nave riparte alle sei.

 «Le case dei pescatori sono tutte rimesse, ha visto?» dice la guardia «Ormai ci vengono in vacanza le famiglie dei dipendenti del Ministero. L’anno scorso abbiamo visto un bel po’ di gente. Quest’estate si deve esser sparsa la voce che questa è un ’isola dove non ci si può isolare» aggiunge ridacchiando «e son venuti in pochi, per fortuna».

Maddalena riprende fiato all’ombra del pino di Aleppo in cima alla salita. Non se la ricordava così feroce sotto la suola dei sandali. Alza gli occhi e se li ritrova inchiodati al murales sulla grande parete della capperaia. L’hanno finito da poco  Schiaffeggia chi arriva coi sui colori vistosi.

«Che ne dice? Per qualcuno è un capolavoro. Per me é solo una favola crudele, la solita: il bruco che diventa crisalide e poi farfalla. Se lo guarda bene vedrà che i capperi si stanno riprendendo il muro e si son già mangiati mezza farfalla» .Valente ansima  e si asciuga il sudore sotto il cappello.

Anche Nuccio aveva l’ossessione della rinascita. Lei, per un po’, aveva creduto di potersi rinchiudere con lui nella crisalide e aiutarlo a far crescere le ali.

Una madre disperata  ventotto anni prima lo ha fatto nascere in una città che cresce i ragazzi a suon schiaffi e pugni. Appena può lui li rende e finisce in riformatorio. Entra e esce. Alla fine lo chiudono a Marassi e poi, siccome è un giovanevolenteroso, sull’isola, per una vacanza lunga dieci anni.

Quando Maddalena lo conosce gliene mancano due . È un ‘ristretto’ modello. Mentre lavora le viti la voce gli canta libera tra i filari perpendicolari al mare. «Sono o no» dice tra sé «nella ‘vigna della libertà’? Facciamo vino bianco e rosso da ottanta euro la bottiglia, ma la libertà, si sa, costa cara».

Alla fine gli danno retta e mette in piedi un complessino pop con lui cantante solista.  Il nome è un capolavoro. Saranno ‘I Dentro’, ma se si comportano bene, avranno il permesso di cantare fuori, in giro per le feste dell’Unità sulla costa.

Canta Toto Cotugno, quella sera e lei lo aspetta dopo lo spettacolo. Sa chi è. Sta preparando la tesi sulla custodia attenuata e gli chiede un’intervista. Nuccio invece le offre una birra e le domanda di tentare un colpo con lui  alla pesca gigante. Vincono tutti e due: lei le racchette da ping pong, lui la  pallina. «È un segno del destino» le dice «dobbiamo  per forza giocarla insieme la partita».  Quando  la saluta l’abbraccia stretta sa di  elicrisio e di limonio.

Ormai Valente e Maddalena sono arrivati a Punta Paratella e si fermano.  Lui si siede e lei  si affaccia a guardare l’acqua di smeraldo che spunta fra i cespugli di euforbie e cisti avvizziti, e rabbrividisce. Al largo un branco di stenelle gioca a nascondino col sole. Nuccio le ha raccontato anche di loro. Sono le più piccole della famiglia dei delfini, con l’argento vivo addosso e la voglia di  capriole.

Ora camminano all’ombra dei pini e Valente canticchia sottovoce  il ritornello d’U sordato nammurato. Maddalena vorrebbe tapparsi le orecchie, urlargli di stare zitto, ma non può. È giusto che qualcuno le rinfacci le due vite che ha spezzato: quella del ‘ristretto’ sull’isola  e quella del ragazzo che sogna una casa sulla terraferma senza scacchi alle finestre.

Un giorno, mentre aspettavano la motovedetta che lo avrebbe riportato di là, Nuccio le dice: «Sono pronto. Vienimi a trovare alla Gorgona. Tra poco sarà estate ma la primavera resiste. Non ne vedrai mai un’altra così». E lei ha detto di sì

È stato uno sbaglio. Lo ha capito appena si é imbarcata sulla ‘Superba’. Ha trovato posto in un angolo, insieme ai‘colloqui’ col suo borsone a righe pieno di CD di musica pop, roba da mangiare e vestiti.  Scende per prima dalla scaletta e tutti capiscono perché. Poi la perquisizione: gli occhi delle guardie che la spogliano, gli sguardi in tralice dei detenuti  al suo passaggio, l’attesa di un’ora e più nella scuola vuota dove il vento spazzola la polvere e strapazza le carte geografiche. Lei immobile, a sudare e contare le ragnatele sui muri e i minuti che mancano al ritorno.  Alle undici in punto lui arriva in mezzo a due guardie. Non sembra lo stesso. Si é fatto la barba, forse per non graffiarle la pelle del viso e sembra più giovane, più perso.

«Guagliò,  stai sicuro che sta bella signurina vuole proprio a te?» gli  chiede il più anziano.

E lui «Certo. Mi manca poco ormai. Ci lascio voi, qui a seccare al sole».

Hanno quattro ore a disposizione e le sembrano quattro anni. Lui parla e parla. Del nuovo lavoro al magazzino, ora che ha la responsabilità di tutte le provvigioni, compresi gli alcolici. Delle prove col complessino e di quando le guardie li mandano di corsa in cella perché si divertono troppo.

Racconta e riusce a farla sembrare una vita vera. I compagni, il lavoro, il gruppo pop, le partite a scopone, quello mangeranno per Santa Giulia, la patrona dell’isola e degli artisti. Persino  i secondini sono diventati innocuo pane quotidiano .

Maddalena sente che un quadrato di sbarre, lui se lo porterà dentro per sempre. Non l’ha aveva voluto vedere, ma ora c’è ,eccome, e li divide. Mangiano in silenzio sul tavolo martoriato di scritte oscene e cuori trafitti, bevendo  Coca Cola e tirando su forte con la cannuccia per rompere il silenzio.

Alla fine lui le prende il viso fra le mani e glielo bacia. Non vorace come al solito, ma tenero e lento. Lei lo lascia fare perché così non le farà domande. Quando arrivano le guardie la stritola nell’abbraccio e si allontana senza voltarsi.

Non si sono più sentiti. Yousuf, il suo compagno di cella, la chiama una sera di novembre per dirle che Nuccio é morto una settimana prima. «Novembre é il mese più triste a Gorgona» le aveva detto una volta.

Dopo il ‘colloquio’ ha cominciato a bere dalle bottiglie del magazzino. Nessuno si é accorto di nulla finché una sera le guardie lo hanno trovato svenuto in una pozza di liquore. Intorno a lui, ironia della sorte, sei bottiglie di amaro Isolabella vuote. È andato in coma etilico e non si é più svegliato.

Hanno scovato una lettera sotto il materasso della branda. Lascia tutti i suoi averi a Yousuf, e i CD alla biblioteca del carcere. Chiede scusa a tutti: ai compagni, al direttore, alle guardie, a persino alla vigna della libertà. Domanda solo di essere sepolto a Gorgona, accanto a Gigi il pescatore, con la foto che gli hanno fatto alla festa dell’Unità di Cecina del 2014. È lì che si sono conosciuti.

Maddalena è stanca, ma sa che ormai manca poco. Nuccio le ha parlato a lungo di quel cimitero in cima alla collina dei pini con dietro il mare che a primavera diventa giallo di nasturzi e profuma di paradiso.

Il cancello è chiuso e Valente apre il lucchetto mentre le cicale frastornano l’aria. Lei vede subito Gigi: in piedi sulla sua barca, lancia le reti e pesca dentici di marmo bianco da un mare agitato.

«Eccolo» le dice Valente e si leva il cappello. La fotografia sulla tomba è sfocata e quasi non si riconosce. «Non è l’unico qui che ha deciso di farla finita» e accenna a due tombe in un angolo «quei due là sono colleghi. Loro hanno scelto di  andarsene da Punta Paratella. Sono qui perché nessuno li ha voluti, neanche da morti».

Lei intanto si è inginocchiata, fruga nella borsa e prende il pacchetto con le bolle. Lo apre con cautela e tira fuori la farfalla. Mentre l’appoggia all’incrocio delle braccia della croce il sole  fa luccicare le ali.

Aspettando la ‘Superba’ si è seduta sulla panchina all’ombra, accanto alla ragazza castana col passeggino. La coda bionda posticcia della mattina è sparita. La bocca, gli occhi e le guance hanno perso il trucco. Sono gonfi di baci e di lacrime.

Maddalena esita un momento. Poi le passa un braccio intorno alla vita e la  lascia appoggiarsi alla sua spalla.

    

di Maria Dina Tozzi

Rispondi