
Quella sera, come tante al solito Monica andò a dormire talmente spossata che per sperare di dormire dovette ascoltare qualche brano di musica italiana. Una canzone in particolare, le rimase in mente mentre chiudeva gli occhi. D’un tratto, si risvegliò in un bosco incantato e sentì in lontananza le note della canzone della Vanoni:
«Tristezza
per favore va via
tanto tu in casa mia
no, non entrerai mai
…….
tristezza
per favore va via»
Non sapeva perché ma percepiva di dover seguire quelle note e quella canzone, fino a quando non si ritrovò davanti a un’immensa nuvola bianca. Rimase immobile e si girò osservando per capire cosa stesse succedendo. Guardinga, Monica cercava di capire che cos’era quella immensa nuvola bianca. Nel mentre, la canzone della Vanoni si era andata pian piano affievolendosi. «Che posto è mai questo? Dove sono finita, nella selva scura del Divin Poeta per caso?». Mille domande si affollavano nella sua mente, quando improvvisamente vide avvicinarsi una figura familiare. Era il suo compagno. Sorrideva. Gli veniva incontro e senza proferire parole le prese una mano e guidò Monica oltre la coltre bianca. Si ritrovarono in un salone, al cui interno c’erano inizialmente i rispettivi genitori. Oltre, c’erano parenti e amici che avevano accompagnato la loro vita. Persone semplici, persone famose, persone semplici, persone ricche e persone povere, artisti o intellettuali: tutti però avevano dimostrato umanità nella loro vita. Non erano stati perfetti, a dire il vero, anzi alcuni di loro avevano difetti molto spiccati. Tutti, però, tutti però erano vissuti dimostrando una profonda umanità. Nel salone apparentemente tutti stavano insieme, ma in realtà erano suddivisi secondo un criterio ben preciso. Non a caso, c’erano personalità italiane più o meno famose che avevano reso grande l’Italia nel Novecento, il secolo tanto vituperato ma anche foriero di tante speranze. Monica ne riconobbe soltanto alcuni. Pasolini, Michela Murgia, Sandro Pertini e Giovanni Falcone avevano un posto d’onore, accanto a Paolo Borsellino. Non potevano mancare tutte le vittime di mafia, Peppino Impastato, Giuseppe di Matteo in primis. Più lontano si sentivano i sorrisi e i canti degli artisti italiani. Raffaella Carrà, Anna Magnani, Franco Zeffirelli, Domenico Modugno, Lucio Dalla, Lucio Battisti, Fabrizio Frizzi, Massimo Troisi, Paolo Poli. Allungando lo sguardo, si potevano invece intravvedere Michelangelo, Dante Alighieri, Raffaello, Boccaccio, Manzoni, Leopardi, il mitico e unico Leonardo da Vinci, Francesco D’Assisi, Santa Chiara. Poi, venivano artisti stranieri. William Shakespeare e Virginia Woolf, solo per citare i più conosciuti. Ovviamente erano presenti anche Nelson Mandela e Gandhi, tra gli stranieri. Oltre, si poteva vedere Sua Maestà, la Regina Elisabetta II, Carlo Magno, Federico II, Elisabetta I, Giovanna D’Arco, tutta la famiglia De’ Medici. Infine, vi era una folla immensa di persone comuni che sulle note di Giuseppe Verdi cantava insieme, in perfetta sintonia. BUUUM ! All’improvviso Monica si svegliò di soprassalto. Che cos’era stato? «Uffa, sempre nei momenti migliori. Forza andiamo a vedere che succede». Il rumore veniva da fuori. Era l’ennesimo ubriaco che guidando era andato a sbattere contro il muro. Ecco, la magia era già finita. Monica fu assalita da un senso di tristezza ancora più immenso di quando era andata a dormire. La sua vita infatti era diventata un lungo oblio, un’immensa agonia nella speranza che quel mondo pieno di umanità potesse tornare. Aveva vissuto troppo, però, per illudersi. Sapeva benissimo che nel mondo del terzo millennio non c’era posto per l’umanità, per le persone di cuore. Non a caso, i cittadini assomigliavano sempre di più a marionette, in balia della tecnologia. Tutti felici e contenti di avere l’ultimo modello di smartphone, senza rendersi conto che la fine apocalittica era dietro l’angolo. Firenze era irriconoscibile. Inquinata, rumorosa più che mai, il puzzo di benzene entrava nei polmoni senza problemi. Sembrava di vivere in una camera a gas. Tutti ammassati come topi, quasi come deportati. La cosa fondamentale però era avere l’ultimo modello di smartphone. Ecco a che punto era ridotta Firenze. Le donne venivano uccise come mosche, perché l’Italia era precipitata nella peggiore misoginia. I paradigmi rimasti erano: maschilismo patriarcale e avidità. Questo era la società in cui Monica era costretta a vivere come un esule su un’isola deserta. Sempre più alienata da questo mondo inumano e asfittico, dove non ci poteva essere spazio alcuno per la vera umanità.
di Gabriella Zonno

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