WEN – URBANISTICA – L’urbanistica e le mura di Lucca – Brunetto Magaldi

I primi urbanisti ante litteram furono i Romani.

Nei loro accampamenti procedevano ad una pianificazione, che oggi si sarebbe chiamata urbanistica, che consisteva nel fare attraversare l’accampamento da due vie principali, l’una, chiamata il cardo, che lo attraversava da nord a sud e l’altra, chiamata il decumano, che lo attraversava da est a ovest

Lo spazio disponibile veniva così suddiviso in quattro parti (quartieri), per una migliore organizzazione dall’accampamento, dell’alloggiamento dei soldati e dei rifornimenti.

I Romani esportarono questa distribuzione degli spazi anche nelle città che fondarono, conquistarono e nelle quali si insediarono, come Aosta, Torino, Piacenza, Pavia, Arles e tante altre ancora.

Anche a Firenze, se guardiamo la pianta del centro storico, al di là dei tanti rimaneggiamenti che nei vari secoli lo hanno interessato, non ultimo quello della fine dell’800 che lo ha completamente stravolto, possiamo riconoscere quello che doveva essere il cardo, l’attuale via del Corso e quello che doveva essere il decumano, l’attuale via dei Calzaioli.

Anche Lucca, con le sue vie che si incrociavano ad angolo retto e dove l’attuale via Fillungo rappresentava forse il decumano, o parte delio stesso, risentì dell’influenza del Castrum romano.

Ma a seguito del maggior sviluppo politico ed economico, l’esigenza per il commerciante, per l’uomo d’affari ed anche per il semplice borghese, di disporre di un’abitazione il più possibile vicino al centro della città, diede luogo ad una nuova singolare rivoluzione urbanistica.

Lo spazio cittadino, racchiuso dalle vecchie mura di epoca romana, era scarso ed insufficiente per permettere la costruzione di vaste e spaziose dimore.

I ricchi mercanti acquistarono allora nel centro della città piccoli appezzamenti di terreno (piccoli perché i lucchesi sono sempre stati un po’ tirati) e su un’area ridotta le abitazioni si svilupparono in altezza e, pur rispettando il vecchio tracciato del cardo e decumano, si addossarono l’una all’altra nel modo più irregolare e disordinato possibile.

Nacquero così le famose case-torri lucchesi che si spingono in altezza anche per quattro o cinque piani.

Successivamente per proteggere la città e i loro traffici, da attacchi o incursioni da parte dei rissosi comuni vicini (i lucchesi erano sempre in conflitto con pisani, fiorentini e altri) dopo aver demolite le vecchie e ormai inaffidabili mura romane, e le altrettante inaffidabili mura medioevali che, oltretutto impedivano l’espandersi della città, gli urbanisti lucchesi realizzarono le maestose mura che ancor oggi sono il vanto e una delle attrazioni principali della loro città.

Costruite in epoca rinascimentale, sulla scia degli studi e delle teorie sulla “Città ideale”, si prese anche in considerazione, che potessero essere attaccate e bombardate con palle di cannone durante un ipotetico assedio.

Studiata la balistica e la forza dirompente delle bocche di fuoco di allora, furono realizzate non perpendicolari al terreno, ma con una certa inclinazione verso la base.

Le palle di cannone, che allora non potevano avere parabole eccessivamente alte, impattando contro le mura, sarebbero scivolate sulle stesse senza creare eccessivi danni.

Ma, fortunatamente, le maestose mura non furono mai messe alla prova delle palle dei cannoni.

L’unica occasione in cui difesero la città, fu quando nel 1812, a seguito della disastrosa alluvione del Serchio che allagò tutta la campagna circostante, Lucca si salvò dalla furia delle acque grazie alla tenuta praticamente stagna delle sue mura.

E fu così che le imponenti mura progettate per difendere la città dal fuoco (dei cannoni) la protessero invece dall’acqua (del Serchio).

Brunetto Magaldi

Una risposta a “WEN – URBANISTICA – L’urbanistica e le mura di Lucca – Brunetto Magaldi”

  1. Bravo Brunetto; come sempre hai una capacità particolare di affabulare con leggerezza ed encomiabile competenza di contenuto e forma, unite a un’arguzia sottile, che spinge alla riflessione non ovvia né convenzionale.

    Io, comunque, resto dell’idea che la costruzione delle mura di Lucca, col senno di allora e non con quello odierno, fu un abbaglio, uno sperpero di tempo ingegno denaro, alla luce dell’invenzione delle armi da fuoco e dei loro futuri prevedibili sviluppi. Un po’ come la tua riflessione finale sul fuoco e sull’acqua: mura progettate (inutilmente) per la difesa urbana dal fuoco e divenute (utilmente) caratteristica urbanistica unica e conseguente attrattiva turistica essenziale per la prosperità economica della città.

    Alla prossima!

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