WEN – URBANISTICA – Praga – Laura Gronchi

Con il passare degli anni, ho notato come in alcuni luoghi mi trovi subito a mio agio, mentre altri mi portano una iella della quale non mi capacito.

Non sono scaramantica, non faccio incetta di corni rossi né cambio strada davanti a un gatto nero.

Non credo dipenda neppure dalla cordialità o meno degli abitanti.

È più una questione di “forma” direi, cioè di come sono disposte le strade e gli edifici all’interno dell’area urbana di un certo posto.

Insomma, per farla breve, vado d’accordo solo con città dalla conformazione quadrata o rettangolare, con quelle tonde o irregolari, no.

Era meglio la superstizione, vero?

Con quest’affermazione sento di essermi guadagnata la corsia preferenziale verso la camicia di forza.

Eppure, è vero.

Ma andiamo con ordine.

Una città che porto nel cuore e con la quale l’idillio non finirà mai è la rettangolare Viareggio.

Ah! Quante meravigliose vacanze vi ho trascorso! Alla faccia dell’antipatia dei viareggini!

Ho passato l’infanzia a pedalare tra i vialetti alberati della Pineta di Ponente, facendo a gara con i ragazzi più grandi a scendere a rotta di collo nei fossi in secca per poi risalire sulla sponda opposta, io con la mia Graziella verdolina, loro con le bici da cross.

Per non parlare dei pomeriggi trascorsi alla Galleria del Libro a scegliere i romanzi da portare in spiaggia, oppure del pittore che si piazzava davanti alla libreria, e dipingeva paesaggi montani o campagnoli in mezz’ora, facendo apparire galline e altri animali da cortile con quell’unica pennellata che mi lasciava ogni volta a bocca aperta.

Altra metropoli che adoro è Barcellona.

Si visita benissimo, con i suoi quartieri disposti a scacchiera è impossibile perdere l’orientamento. Ci sono stata alcune volte durante le quali non ho mai mancato una visitina alla Sagrada Familia, con la facciata che ricorda il gotico di Notre Dame, ma sulla quale sono scolpite solo scene gioiose, starla a guardare riempie il cuore di felicità.

Con Praga invece è andata molto male.

La guida, che lessi prima del viaggio, parlava di percorsi turistici a “spirale” che sul momento non seppi come interpretare. Pure la forma della città mi parve subito strana, ricordava la fiamma di una candela mossa dal vento.

Ma permettetemi di raccontarvi cosa accadde in quella vacanza.

La partenza fu una prima avvisaglia di come sarebbe andata.

Il volo diretto con partenza da Pisa venne cancellato, io, la mia compagna e altri, dovemmo raggiungere Malpensa via autobus.

«Tranquilli, all’aeroporto sanno del vostro arrivo. Troverete l’apparecchio ad aspettarvi sulla pista» ci rassicurò l’autista prima di salire.

I milanesi invece caddero dalle nuvole vedendosi arrivare la comitiva di vacanzieri pisani,

In tarda serata riuscirono comunque a smistarci nei buchi vuoti di vari voli e raggiungemmo la meta a notte inoltrata.

Al ritiro bagagli, quello dell’amica risultò smarrito.

«Per “fortuna”, nello zaino a spalla ho l’essenziale per la sopravvivenza», commentò, mentre andava allo sportello per compilare il modulo di denuncia.

Ritirata l’auto al noleggio, ci avviammo verso l’albergo, ma nelle vicinanze una pattuglia ci fermò multandoci per aver percorso un palmo di strada in divieto di accesso.

Il giorno dopo io e la conoscente ci perdemmo di vista e, per una serie di equivoci e cellulari mal funzionanti, occorsero ore per ritrovarsi.

Ricordo gli abitanti scortesi, eccessivi, mercenari, anche per un’informazione o per sbirciare una chiesa insulsa, battevano cassa.

Ogni mattina tornavamo all’aeroporto, ma il bagaglio saltò fuori solo il giorno prima della partenza.

Il ritorno ci riservò lo stesso trattamento dell’andata: il trasferimento Praga – Roma filò liscio, la coincidenza verso Pisa invece fu annullata e per tornare a casa ci caricarono su un altro bus.

Forse esagero, e magari i soliti ottimisti diranno che furono solo una serie di nefaste coincidenze.

Sarà, ma, cartine alla mano, lo stesso è successo in altri posti dalla conformazione irregolare, come Ischia, e Creta, e di certo non ci metterò più piede. 

Laura Gronchi

Rispondi