
Mi sono affacciato nei tuoi occhi
Mi sono proteso nell’abisso della tua anima
Sono rimasto sospeso nel vuoto
per attimi eterni
e ho visto
ho visto cadere foglie
ho visto cadere rami
ho visto cadere alberi
ho visto cadere boschi
e colline e valli
e regioni
e nazioni
e pianeti
e stelle
e galassie
e universi
e Dei…
E ogni cosa vorticava
E i secoli si rincorrevano con le ere
e s’accoppiavano bestialmente
e gli evi vomitavano avi
e la notte si confondeva promiscua con il giorno
mentre le ore esplodevano in miriadi di nanosecondi
sciamanti
a ricoprirmi la pelle
a travolgermi il flusso sanguigno
mentre le lancette ubriache viaggiavano contro mano
in un’orgia di clacson psichedelici
E ho udito Baphomet
sghignazzare osceno da sotto i baffi unti di sesso
intingendo le sue rozze dita nelle galassie insanguinate
che cigolavano di dolore cosmico
di residui di innumeri big bang ancestrali.
E accanto a lui la Strega Randa
digrignava il suo sorriso dondolante dai mille denti
stringendo le molteplici mani di Kalì
che faceva ballonzolare le teste di Medusa e Golia
e altri decapitati che non ebbi il coraggio di riconoscere
nella deformità della morte esangue.
E tutto ciò era là
nei tuoi occhi senza fondo
nella vacua cavità del tuo cuore.
E allora mi sono perso in un grido lacerante
subito risucchiato in quel buco nero che sei
Firenze, 28/01/2004
Tratto ds “Il terzultimo pianeta” di Carlo Menzinger di Preussenthal


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