WEN – VISIONE – Joannin – Antonietta Toso

Da un paesaggio lontano senza nome, tinto di blu e d’argento arrivò Athos. Joannin lo ravvisò quando ancora indistinto si stagliava nei riflessi lucenti della notte. Un leggero alito di vento annunciò il suo arrivo. Athos si sedette sul letto. Joannin udì la voce del moschettiere stropicciargli l’orecchio come fosse un noioso moscerino, con scatto fulmineo gli si parò davanti.

«Eccoti, ti vedo» gli disse Joannin.

Si mise ad ascoltare, con cautela, la sua voce bassa e impercettibile. Lo ammirava. Joannin non parlava per il timore di distrarlo, per paura che Athos si allontanasse prima del tempo. Infine gli chiese: «Perché porti un cuore rosso dipinto sul petto?»

«Per amore» rispose Athos nel sibilo del vento.

Joannin non si soffermò su quelle parole, attratto da un rotolo di panno colore oro che Athos teneva stretto al fianco, chiese: «Che cosa brilla sull’impugnatura della tua spada?»

Athos sciolse l’involucro. Sopra a un lembo di velluto dorato, srotolò un cerchio azzurro intersecato da sottili raggi luminosi. Joannin capì che il moschettiere gli stava mostrando la posizione degli astri al momento della sua nascita. Athos gli stava dicendo di guardarlo. Lì avrebbe trovato, in nuce, le origini dei suoi principi, delle sue convinzioni più profonde. Lo stimolava a osservarsi, ad ascoltare la loro voce echeggiare nell’inconscio, la sola in grado di fornire soluzioni giuste ai suoi dilemmi. Athos gli diceva pure che era giunto il momento di portare allo scoperto nuovi obiettivi e mete anche se ciò significava scontrarsi con parti di sé che ignorava o che evitava di guardare. Consigliava di non intraprendere percorsi, frutto della sua ombra, poiché avrebbero scolpito la sua vita in maniera del tutto inconsapevole.

Dietro e dentro quel sogno Joannin credette di avere afferrato il linguaggio dell’anima e quello profetico del moschettiere, sentiva di aver colto ciò che non sarebbe altrimenti stato facile comprendere. Solo allora Athos si dissolse.

Joannin si svegliò con nel cuore la certezza che Catia sarebbe stata nel suo destino. Che sarebbe diventato soldato, che per lei avrebbe combattuto e, se obbligato, avrebbe ucciso. Per lei, sarebbe salito sul gradino più alto dei ranghi militari e raggiunto il suo stato sociale.

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All’oscuro di quanto la guerra lo avrebbe colpito nel fisico e nello spirito, ignaro di come là, sotto le bombe, avrebbe imparato quant’è lungo un chilometro, quanto sono lunghi mille metri, continuava, nelle notti insonni, a ripetere a sé stesso e a Athos: «Farò strada. Diventerò qualcuno.»

(da “JOANNIN” di Antonietta Toso – Bertoni editore – pag. 135-136)

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