“Giorgio sposta la pallina rossa un po’ più a destra” disse la voce dietro di lui. D’un tratto Giorgio guardò la pallina rossa di vetro, la stinse forte e la vide sbriciolarsi in tanti pezzettini luccicosi e taglienti, e vide il suo sangue rosso e denso cadere a piccole gocce sul pavimento. Vacillò, si sedette sul bracciolo del divano lì accanto, chiuse gli occhi, inspirò. Si vide. Era sempre lui ma una ventina di anni prima, in un’altra casa, in un’altra vita.
“Giorgio prendi la pallina rossa e mettila più in alto” disse la voce dietro di lui. La voce era di Linda, sempre squillante ed allegra. Non se l’era ricordata per tutti quegli anni e all’improvviso eccola lì. L’aveva riposta con attenzione, come le palline di vetro colorate per il Natale, ma poi era tornata in superficie quando meno se lo aspettava.
Sentì il suo profumo mentre si avvicinava e lo aiutava a decorare l’albero. Dovevano fare presto, gli ospiti sarebbero arrivati nel giro di venti minuti.
Giorgio sapeva che lei era più abile con le decorazioni, aveva più gusto e buon occhio. La lasciò fare, allontanandosi un po’ dall’albero, la osservò. Era sempre una bella donna, quasi come il giorno che l’aveva vista all’università. Fisico esile e aggraziato e i corti capelli rosso acceso, sembrava un’adolescente.
Giorgio si avvicinò al mobile dei vini e si accorse di non averne uno adatto per il pranzo, si diresse verso l’armadio nell’ingresso per prendere la giacca “ Tesoro faccio un salto di sotto a comprare un buon vino come quello che ci siamo gustati ieri sera “ e le fece l’occhiolino in ricordo della nottata appena trascorsa. Lei si voltò radiosa “ Vado io, qui ho finito, tu stai dietro ai fornelli che sei più bravo “ , gli stampò un bacio sulla fronte e sfilò la giacca dalle sue mani che indossò al volo per le scale, per arrivare lì davanti casa, nessuno avrebbe notato le due taglie in più alla sua. Giorgio ubbidiente si diresse ai fornelli, posò l’occhio sull’albero dove spiccava la pallina rossa di vetro, quella luccicosa del loro viaggio di nozze, e sorrise, l’aveva scelta rossa come i capelli della sua adorata Linda.
Un rumore acuto, lo scosse. Urla e voci da fuori. Aveva già capito prima di affacciarsi alla grande vetrata del salone e vedere quell’essere filiforme ed elegante steso nel mezzo della carreggiata, come se dormisse, avvolto nella sua giacca enorme. Vide che il rosso dei suoi capelli si mischiava al rosso del sangue in una chiazza enorme sull’asfalto. Non si mosse, i suoi piedi erano come incollati al pavimento. Si ricordava solo che aveva visto l’ambulanza caricare il corpo rassegnato di Linda e qualcuno che buttava giù a spallate la porta dell’appartamento e lo trascinava giù per le scale fino ad una fredda stanza vuota di un ospedale anonimo, in attesa. Fu lì su una panca scomoda che ben dodici ore dopo seppe che Linda non sarebbe tornata a casa con lui. Né quella sera, né mai.
Vede ancora il volto del dottore, sente ancora il freddo, non lo ha più abbandonato. Si vede mentre incarta le palline di vetro del Natale ben due anni dopo, quando si decide a togliere di mezzo l’albero e le decorazioni. Due anni dei quali non ricorda nulla. Sente freddo, anche adesso, anche ora che Carla gli si avvicina e lo aiuta a tamponare il sangue rosso che cola e che sta formando un’altra chiazza rossa, su un’altra pavimentazione, in un’altra parte del mondo, in un’altra sua vita.

di Serena Taccagni

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